Volevo andare oltre i muri della mia casa o forse volevo cambiarne la consistenza. Avevo voglia di colori ad olio apparentemente asciugati su tele toccate da mani che mai potremo stringere, accarezzare. Volevo vivere la città, la nebbia, il suo medioevo, i vicoli stretti e i tetti bassi. Non potevo farlo ma dovevo trovare una via d’uscita, allora ho aperto il mio portatile,  preso le cuffie  e ho trovato molto di più di quel che cercavo.

Mi sono diretta senza indugi sulla pagina Facebook della Galleria Nazionale dell’Umbria , sapevo, come prima cosa, di aver bisogno di lei. Certo, non è come entrarci fisicamente con gli ampi spazi colmi di meraviglie, dove tutto circonda il tuo corpo a discapito del niente, ma resta comunque una porta aperta sulla civiltà. 

Come se fosse un grande libro ho letto la pagina della GNU, con avidità e curiosità, fra scrolling e nostalgia,  mi sono imbattuta nelle iniziative quotidiane nate con la volontà di non abbandonare i propri adepti. Ogni giorno un quadro, un particolare, una storia inusuale, spunta  sotto forma di post, roseo e romantico, proprio come il sole che nasce all’alba.

Qualcosa però era sfuggito al mio interesse: i magnifici podcast #VociallaRovescia.  Imperdonabile non credete? Dunque eccomi sintonizzata sull’apposita playlist di  spotify per poterli ascoltare tutti. Disponibili anche su Spreaker ( https://www.spreaker.com/show/vociallarovescia

25 voci. 25 immagini. 25 suggestioni. 25 ascolti. E queste cose non avvennero mai, ma sono sempre. Eppure qualcosa accade. Il viaggio inizia con questa frase, con questa premessa, il privilegio di poter ascoltare la mente dell’uomo, 25 persone hanno ricevuto un’opera o il particolare della stessa e gentilmente sono state chiamate a registrare i loro pensieri.  

Ho iniziato dalla fine, dal venticinquesimo podcast per arrivare fino al primo, ogni parola, una magnifica sorpresa.  

Con la voce di Ilaria entriamo direttamente all’interno della Sala Farnese di Palazzo dei Priori, proseguendo ci ritroviamo ad ammirare la bellissima acconciatura del dipinto del Perugino, raccontata da Fabrizio. Ascoltiamo il racconto biblico della sensuale Salomè che con tormento pretende la testa di Giovanni Battista, ci soffermiamo sul simbolismo dell’opera di Gentile da Fabriano e poi Giulia  legge Dino Buzzati:  Una goccia d’acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode ad intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa piu’ viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravita’, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento. 

Alice vorrebbe toccare con mano il tessuto dell’abito di Alcesti (https://it.wikipedia.org/wiki/Alcesti_(Euripide), invece Mauro recita un verso della Divina Commedia guardando opere marmoree. Una voce calda e colma di passione conversa del suo lavoro, il restauro, e invita l’ascoltatore a leggere l’ultima opera di Carlo Rovelli. Perché ora spunta fuori un fisico vi chiederete, per scoprirlo non resta che cercare il podcast, ma non dirò di quale si tratta così bisognerà ascoltarli tutti.

Veruska parla sapientemente delle Vite del Vasari per ricollegarsi a Puccio Capanna, non solo  discepolo di Giotto, ma abile e fecondo pittore. Costanza descrive la città come se fosse al cospetto di Kublai Khan, lei un Marco Polo,  diverso da quello di Calvino, conserva nelle sue parole l’emozione degli occhi e della fantasia “la città è pietra ma anche riflesso“. 

Antonio si chiede qual’era il menù dell’ultima cena, domanda che innesta subito l’innata curiositas che dorme in ogni Italiano e si sveglia quando l’argomento è il cibo, come se vivessimo sempre nella Grande Abbuffata di Marco Ferreri. Segue immediatamente risposta, che non troverete in queste parole, il ritornello è sempre lo stesso: bisogna ascoltare i podcast. 

Carla ci racconta le affinità elettive fra Piero della Francesca e Giorgio de Chirico, Roberto condivide con noi un ricordo di vita, al cinema, dove il film Il colore del melogrando , ritorna a lui sotto forma di Sant’Agostino dipinto dal Pinturicchio. 

Marco tocca con i piedi la terra del mondo e trova suoi confratelli fra i quadri e le parole di Tiziano Scarpa,  mentre Alessandro prova a descrivere i volti degli apostoli, forse erano gli amici di  Pier Paolo Pasolini al Testaccio e a San Lorenzo, forse somigliavano ad Enzo siciliano, Alfonso Gatto, Moravia, no Moravia no,  come dice Alessandro, non era un apostolo, con le sopracciglia da Dracula, no, non poteva esserlo. 

Ogni registrazione è stata essa stessa composizione artistica, una potente impresa radiofonica. Lezioni di storia dell’arte, spunti filosofici, letterari, cinematografici. Anche questa volta la Galleria Nazionale dell’Umbria è riuscita a sbalordirci, ma d’altronde è quello che fa ogni giorno, stupirci come se la nostra capacità di farlo fosse rimasta quella di una bambina che nel quadro dell’Adorazione dei Pastori ritrova con stupore il suo colore preferito, il viola.