Quando si parla di un poeta, si delinea la persona, il fratello, il compagno, il rivoluzionario, il cittadino. Ma poeta, cos’è un poeta, chi è? Un sublime essere della comunità? Dell’individualità? 

Senz’altro Paolo Vinti è, era,  il vate della collettività, più nello specifico della compagine perugina.

Quando sono arrivata a Perugia per la prima volta, Paolo era ormai morto da due anni, era il 2012.  Nella mia nuova città non conoscevo nessuno e da vero animale sociale ho subito cercato un gruppo in cui inserirmi. Ho scoperto il progetto Paul Beathens, che prende il nome dallo pseudonimo di Paolo, e mi sono raccolta intorno a dei ragazzi che promuovevano il suo pensiero. Per me era uno sconosciuto ma alcune delle sue caratteristiche pian piano entravano nella testa: filosofo, compagno, occhialoni, cravatte slegate e voce imponente. 

Paolo è nato a Perugia in un anno dalla cifra tonda, il 1960. Pensatore libero, libero scrittore, viandante costante per le strade del centro storico, era il perfetto padrone di casa della sua città.  Nel film Astratto Rosso (scaricabile gratuitamente https://www.ngvision.org/mediabase/1211) si descrive così: “Si proviene da famiglia operaia, impiegatizia, si è fatto il giornalista, si è fatto l’operaio, l’impiegato. Si è fatto l’attore, in questo momento”.

Il suo essere perugino si rifletteva nel modo di esprimersi, nel suo accento, ma quello che raccontava, anzi come direbbe lui, ciò che declamava, non era solo riconducibile alla sua comunità, ma al mondo intero. Politica nazionale, internazionale, politica dei sentimenti, della socialità, era questo il suo repertorio e Perugia era il suo palcoscenico.  Nei bar, nei ristoranti, per la strada era sempre pronto a conversare, discutere e consegnare il suo giornale. Ricevevi il suo lavoro direttamente dalle sue mani, e devo ammettere di provare una benevola gelosia nei confronti di chi ha potuto vivere un momento così intimo, che oggi sembra davvero appartenere ad un’era geologica indefinita. 

Nella sua vita da performer non mancava di aprire  concerti quando ancora si poteva godere di spazi aggregativi o di registrare le sue parole su base musicale: Cosmo Rosso – 09 L’ipotesi è sempre la rivoluzione .

Il 28 novembre del 2010 lascia questa terra, e ogni anno da allora ogni 28 novembre ci lascia nuovamente. Sempre, talvolta suo malgrado, trova il modo di riunire e aggregare intorno a sé persone, come nel 2018, quando in Via della Viola è stato sfregiato il quadro che lo rappresenta. In quella occasione ho vissuto Paolo per la prima volta. Tutti erano stretti nella stretta via, faceva freddo, ma il calore umano era indescrivibile. Ho cantato bella ciao, discusso animatamente con chi mi stava accanto, abbracciato gente e toccato mani. Ho potuto ascoltare con le mie orecchie le persone che lo hanno conosciuto, ho potuto difendere con la mia presenza la sua immagine, per la prima volta ho vissuto nell’immaginario collettivo di questo grande personaggio. 

A dieci anni dalla sua assenza la casa editrice Aguaplano  ha ben pensato di far conoscere Paolo Vinti fuori dai confini umbri. Cosmo libertà uguaglianza è la raccolta poetica che mi sono ritrovata fra le mani, curata da Walter Cremonte e con una postfazione di Wu Ming 1. La copertina nera a caratteri rossi, già riporta un immediato frammento di lirica, la sua poesia-declamazione, la sua tesi, ipotesi, sintesi. Con la verticalità dei concetti sembra quasi voler scrivere una Bibbia sulla felicità, sul buon vivere comune. Le parole sono respiro per l’umano oppresso dalla frenesia del successo e chissà se avrebbe mai potuto immaginare il modo in cui viviamo oggi, una distopia non più tale che sta limitando la socialità. 

Gli ultimi componimenti del libro, oltre ad essere inediti, hanno la peculiarità di esser scritti senza negazioni. Paolo Vinti attraverso questa scelta linguistica, aveva intenzione di rendere positivo il linguaggio, cancellare i limiti del pensiero. Una piccola anticipazione dei tempi la sua, difatti in maniera diversa da quella di Paolo, ma sempre con lo scopo di abbattere confini, i gruppi femministi insieme alle comunità LGBTQ stanno cercando di fermare la società patriarcale attraverso la potenza del gergo, declinare il nostro linguaggio al femminile, al neutro. 

A distanza di dieci anni operare questo cambiamento per alcuni sembra ancora impossibile ma probabilmente il compagno Paolo avrebbe sostenuto questa battaglia.  

Leggere Paolo Vinti è stata un’emozione altissima e si spera che questa pubblicazione sia una piacevole occasione per molti di conoscere e studiare la sua figura. Perché se Perugia è la sua città e sempre lo sarà, è nel mondo e per il mondo che Paolo tende il suo braccio a cui potersi aggrappare.