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Il ‘900 è stato un secolo ricco di cambiamenti per tutta l’umanità, segnato da scoperte scientifiche e tecnologiche sorprendenti e contemporaneamente da feroci conflitti e cambiamenti sociali di portata globale. Tanti sono i modi per raccontare e interpretare i mutamenti del XX secolo. La Dottoressa Lidia Fogarolo, analista e perita grafologa, nella sua ultima pubblicazione tematica intitolata Scrivere nel(la) storia. Uno sguardo ai papi del XX secolo attraverso le loro grafie, ha optato per un’interpretazione degli eventi dal punto di vista dei capi della chiesa che la guidarono attraverso il secolo scorso.

Il volume, uscito il 26 febbraio 2024 e realizzato da graphe.it edizioni, casa editrice indipendente di Perugia, è costituito da 281 pagine all’interno delle quali l’autrice analizza la scrittura dei papi del ‘900 e conseguentemente parte della loro psicologia.

Il risultato è un racconto intimo e ravvicinato dell’identità di questi potenti personaggi, capaci di scrivere la storia grazie al proprio carattere, che appunto emerge dalla grafia. Vi è una componente estremamente umana in tutto il testo che tuttavia nulla toglie alla grandezza delle scelte storiche.  Nell’analisi, personalità ed avvenimenti semplicemente dialogano, permettendo alla storia, spesso troppo fredda ed astratta, di ricongiungersi alla componente umana che l’ha concretamente scritta; una componente che anche con l’Umbria ha avuto una relazione intensa.

L’Umbria e i Papi del ‘900

Il libro Scrivere nel(la) storia riporta documenti ed eventi storici legati alla vita di 9 papi, a partire da colui che aprì il XX secolo pur non vivendolo quasi per nulla: Papa Leone XIII.

Gli altri capi della chiesa che figurano nella trattazione sono: Pio X, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II.

Molti di questi papi vissero l’Umbria, visitandone alcuni luoghi fondamentali tutt’oggi per la cristianità. La regione infatti per secoli è stata parte dello Stato della Chiesa e tale legame si presenta come indissolubile anche nel ‘900, nonostante la sua non appartenenza, durante il secolo, alle proprietà pontificie.

In particolare, dei papi citati nel testo dalla Dottoressa Fogarolo, Papa Giovanni Paolo II fu quello che mostro maggiore interesse per i luoghi umbri della cristianità, recandosi ad Assisi, a Perugia e a Terni durante il suo incarico da pontefice.

Da citare alcuni suoi discorsi che evidenziano un grande apprezzamento per l’Umbria. Nel suo discorso di saluto alla cittadinanza, Papa Giovanni Paolo II, il 26 ottobre 1986, a Palazzo dei Priori di Perugia disse: «Mi piace ammirare l’anima di Perugia, dolce e aperta come gli orizzonti che le si aprono d’intorno, così magistralmente illustrati nella pittura del Perugino, quell’anima che ha reso la città disponibile e accogliente verso i tanti giovani che, dai vari continenti, qui convengono per il primo impatto con la lingua, la cultura e l’arte italiana». Nella visita precedente a Terni (19 ottobre 1981) apprezzò le Chiese di Terni, Narni ed Amelia, perché «…possono vantare antiche tradizioni di fede, suggellate dal sangue di Martiri illustri: Valentino, Giovenale, Firmina…».

La parola a Lidia Fogarolo

Nonostante l’Umbria sia presente in alcuni singoli passaggi, nel suo ultimo libro Lidia Fogarolo abbraccia esperienze ed avvenimenti storici di più ampio respiro, che coinvolgono non solo l’ambito locale ma il mondo intero. Il testo che ne risulta è tecnicamente complesso e articolato tanto da far sorgere numerose domande sul processo di analisi e di stesura che hanno portato alla sua realizzazione.

L’autrice ha risposto ad alcune di queste domande direttamente, per raccontare il cuore del suo processo creativo oltre che naturalmente della procedura tecnica necessaria ad un’analisi grafologica accurata e professionale;

Da dove nasce l’idea di questo volume dedicato ai papi del ‘900?

” Se devo dire la verità, è nato almeno un 10-15 anni fa. Un mio amico mi sollecitava e io rispondevo ‘sei pazzo? Io non so cosa trovo nella scrittura!’. Poi ne abbiamo riparlato con l’editore della Graphe, Roberto Russo, anni dopo, allora ho detto sì. Me la sono sentita perché… come dire …  ho analizzato talmente tante scritture nella mia vita, ormai, che mi sono sentita in grado di affrontare un compito così tosto”.

Quindi il processo di analisi è stato un pochino come “camminare sulle uova”… ha pensato mai “e se scopro qualcosa di strano…”?

“Sì, lo temevo, dico la verità, ma non è successo”.

Da ciò che ha potuto comprendere durante la sua analisi, c’è stata una coerenza nella scelta dei papi del ‘900? Dopotutto il papa, nell’idea comune, deve avere determinate caratteristiche, forza, decisione, capacità di agire: ha trovato in tutti questi tratti di personalità?

“Direi proprio di sì. Le figure sono molto diverse tra loro ma direi di sì.

Per esempio ad affrontare un problema come il nazismo che iper detestava da subito il cattolicesimo – non l’ha mai nascosto, era un nemico ben piazzato – sono state poste due personalità molto diverse, Pio XI prima, poi durante la seconda guerra mondiale Pio XII. L’hanno affrontato diversamente ma sempre con decisione. Pio XII era abile nell’essere diplomatico ad esempio, ma in quella situazione la diplomazia non serviva a molto e quindi dovette elaborare con grande tormento interiore una strategia differente. Questa cosa nella scrittura si vede…

Alcune scelte invece sono del tutto impreviste. Un uomo come Giovanni XXIII non era previsto come figura che avrebbe inciso nella storia della chiesa perché era un uomo anziano, doveva essere una figura di transizione, e in realtà invece si rivelò essere un personaggio di una complessità emotiva e mentale unica. Quindi diciamo ci sono le sorprese: un papa viene eletto per uno scopo e poi rivela tutt’altra grinta, che poi come dicevo mostrano tutti”.

Per quanto riguarda i documenti scritti che ha potuto analizzare, si può avere un numero relativamente a quanti ne ha analizzati e se sono tutti all’interno del suo libro?

“Non sono presenti tutte, assolutamente. Io ho raccolto tutto quello che ho potuto raccogliere. Ovviamente il mio interesse è sempre stato quello di valutare la coerenza della scrittura. Con un solo campione io non mi fido. Quindi il mio interesse era raccogliere il più possibile e poi selezionare e confermare in base a quello che avevo raccolto. Se uno scriveva sempre nello stesso modo da quando è stato eletto a quando è morto ha un significato, in altri casi il discorso era più complicato come è accaduto per Pio XII. Era evidente per lui che aveva una duplice strutturazione di personalità, quindi c’è un blocco di scrittura in un modo e un blocco di scrittura in un altro, e di questo ho tenuto conto nell’analisi. Perciò caso per caso ho valutato. I documenti presenti sono la selezione”.

Quanto tempo ci è voluto?

” Usufruendo di conoscenze acquisite attraverso altre pubblicazioni, lo devo mettere in chiaro, ci ho messo, diciamo, un anno. Non sarebbe possibile meno perché, come dire, si deve ripulirsi proprio da qualsiasi idea e passare con uno sguardo neutro di papa in papa, senza condizionamenti. Ci voleva anche una pausa tra l’uno e l’altro. Però ripeto, avevo molta conoscenza storica pregressa”.

A proposito di aneddoti storici, qual è quello che l’ha colpita di più tra quelli emersi nella scrittura?

” Direi che ce ne potrebbe essere uno per ogni papa… A volte cito questo aneddoto come situazione divertente perché è di una chiarezza tale… Leone XIII prese in mano lo stato del Vaticano in un momento che peggiore di quello non poteva prenderlo, e dalla sua firma si vede che da un lato lui fremeva, perché era il pontefice e doveva mantenere il controllo ma dall’altro lato c’era del nervosismo evidente per questo misconoscimento del mondo nei suoi confronti.”

Ha notato invece delle indecisioni in alcuni di questi papi?

“Sì, in Pio X. Alcuni si chiedono come mai con una scrittura non categorica come quella lui aveva i segni dell’interrogazione quindi anche del dubbio interiore, quindi aveva i segni tentennante e titubante, molti si sono chiesti, l’ho letto nelle edizioni paoline di Storia del Cristianesimo, se non abbia subito l’influsso di qualche cattivo consigliere per creare quella guerra tra modernisti e tradizionalisti”.

Lidia Fogarolo - copertina libro papi

Passando alla tecnica, come si svolgeva il tuo processo di analisi e strutturazione del lavoro giornaliero?

“Allora, il mio processo si svolgeva sempre così. Io partivo dal contesto storico, in particolare dall’elezione. Se potevo capire quanti avevano votato quel papa, quale era l’aspettativa nei confronti di questa persona, ricostruivo le cose più significative per me, non dal punto di vista teologico naturalmente ma solo rispetto a grosse tematiche come la pace, la questione sociale, ecc. Poi per ultimo vedevo i segni grafologici quindi facevo la costruzione della struttura di personalità”.

Pensa che la grafologia potrebbe fornire nuovi spunti e nuove letture agli eventi storici in generale, non solo nell’ambito cattolico naturalmente?

“Lo ritengo un approccio indispensabile a livello storico, perché di un personaggio posso studiare il comportamento, ma il filo conduttore e la lettura delle sue azioni posso individuarle solo penetrando profondamente dentro la sua personalità”.

Sei soddisfatta del risultato?

“Molto, molto. Quando l’ho visto stampato sono stata soddisfatta e l’ho anche riletto dopo, due volte. Devo dire che in alcuni punti mi sono anche commossa perché ci sono degli sguardi su queste personalità intensi e quando si entra in contatto in profondità con l’essere umano la commozione è inevitabile”.