Gironzolando per le stradine di Todi, sono travolto da una visione urbanistica per lo più medievale.

È vero! Molti palazzi hanno subito rimodernamenti in epoche più disparate, giungendo persino ai giorni nostri, ma indagando a fondo le facciate, gli angoli e le forme delle stradine, ci si immerge immediatamente in un medioevo duecentesco capace di riaffiorare le voci di uomini a noi lontani. Osservo una qualsiasi facciata, svecchiata nel Rinascimento, mostra delle finestre rettangolari, ma non posso fare a meno di non notare i segni, come cicatrici, di finestre appuntite, ad ogiva.

I grandi portoni, anch’essi appuntiti, sono i segni di antiche botteghe, cantine o stalle, dove i ferri del mestiere risuonavano con le urla del popolo. Ed è tra le infinite voci che mi ricordo di Jacopone da Todi, il poeta e religioso che dopo S. Francesco d’Assisi e prima di Dante, si mostra quale innovatore della letteratura italiana. Perché Jacopo? Perché il talento e la creatività dell’uomo sono accompagnati da momenti talvolta eretici o al limite della pazzia, ma che a noi contemporanei, con il nostro metro di giudizio, potrebbero apparire quasi goliardiche.

Jacopone da Todi

Rappresentazioni comiche nella Todi medievale

Le imprese di Jacopone, seppur tramandate dai confratelli per esaltare il passaggio da una vita eretica ad una più mistica, essendosi il poeta convertito alla castità una volta persa la moglie, sono di certo il frutto della fantasia dei biografi, ma, non meno si può credere, che siano state ispirate a scene di vita quotidiana. Si mostrano appunto quasi come delle ‘zingarate’ rappresentate dal regista Mario Monicelli in Amici miei, ma ambientate in pieno medioevo.

Jacopone da Todi

Jacopone e la beffa dei due polli

Un cittadino di Todi aveva comprato al mercato due polli e vedendo Jacopone andare per la piazza, lo chiamò e gli disse: “Jacopone, vorrestime tu fare uno servitio de portame questi polli a casa mia?” Jacopone, dando la sua disponibilità prese i due polli e se ne andò allegramente. Il cittadino, notato l’animo giocondo di Jacopone e dubitando che non gli facesse una truffa, come lui soleva fare, lo fermo e gli disse: “Jacopone, fa che tu non faccie de le tuoe, va con sentimento e portali a casa mia”. “Non dubitare”, rispose Jacopone, “lassa fare a me, che li portarò col megliore senno ch’io ho a casa tua”. Il poeta, dunque, incalzò la via per il camposanto e, arrivato alla sepoltura del cittadino, alzò la pietra del sepolcro e vi mese dentro i due polli. Il cittadino, giunto a casa chiese senza indugio alla moglie se Jacopone avesse portato un paio di polli che aveva comprato al mercato, ma la moglie gli disse di no, che di Jacopone e dei polli non ne vide l’ombra. “Or fatta me l’à questa volta, como m’avisai” disse il cittadino, e la moglie arrabiata gli rispose: “Veramente el te sta molto bene: tu sai li modi suoi, et vati impicciando con esso”.

Pertanto, immantinente, il cittadino parte di casa e si dirige da Jacopone: “Tu, me l’ài fatta! que li miei pulli ch’io te dèi, che tu li portassi ad casa mia, dove sono?” Sentito il rimprovero, compiaciuto, Jacopone disse che li aveva portati a casa sua e il cittadino, sentendosi deriso, alzo la voce: “Guarda quello che tu dice, ch’io so’ stato ad casa, e no lli ho trovati e la donna mia dice che non ne sa niente”. Allora Jacopone, con animo gioioso, disse: “viene, che te voglio mostrare s’io te dico lo vero, e s’io l’ò portati a casa tua”. Jacopone, condotto il cittadino al camposanto, alzò la pietra che era sopra la sepoltura e, mostrandogli i due polli, disse beffardo: “O carissimo, questa è casa tua, or non te lamentare più de me”.

Jacopone da Todi