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Il confine tra realtà e leggenda sbiadisce quando ci si addentra nelle boschive terre umbre. Oggi andiamo a caccia delle creature fantastiche della regione per conoscere e scoprire le sfumature più stravaganti dei suoi racconti tradizionali. 

La leggenda narra che il territorio umbro sia stato popolato da esseri sorprendenti e bizzarri, le cui vicende arricchiscono i racconti della tradizione. Sopravvissute alla storia e alla minaccia della dimenticanza, queste creature hanno influenzato la simbologia regionale diventandone parte integrante. 

La ricerca inizia tra i boschi di Terni dove le Cascate delle Marmore sfoggiano tutta la loro possente bellezza; qui, nelle loro grotte si nasconde una timida creatura chiamata Gnefro. Questo folletto dalla pelle grinzosa vive in prossimità dell’acqua, essendo la sua fondamentale fonte di vita. Lo gnefro ha un carattere incredibilmente dispettoso – ma non cattivo – che lo porta a divertirsi alle spalle degli invadenti visitatori presenti sul suo territorio.

È sempre a Terni che troviamo un’altra creatura, questa volta ben lontana dall’essere timida e innocua. Il Thyrus – altrimenti conosciuto come il Tiro – è una bestia che secondo la leggenda infestò le zone paludose del ternano nel XII secolo. Ucciso da un valoroso condottiero, questa creatura dalle fauci mortifere divenne il simbolo della città, un monito per tutti coloro che avessero osato attaccarla. Inoltre, a palazzo Spada è possibile osservare la rappresentazione scultorea del drago di Terni realizzata in travertino.

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Tra i più famosi animali fantastici dell’Umbria troviamo il grifo, stemma della città di Perugia e di Narni. Questa creatura dal corpo di leone ha inoltre la testa, le zampe e le ali di un’aquila, nonché una folta criniera di piume. Si racconta che questa bestia ibrida sorvolasse le campagne tra Narni e Perugia facendo razzia di bestiame e terrorizzando gli abitanti.

Le due popolazioni superarono le conflittualità per abbattere il grifo e, una volta ucciso, si spartirono i resti adottandolo come stemma. Perugia prese la pelle – da qui il bianco del grifo – e Narni il corpo scuoiato, come dimostrato dal colore scarlatto del blasone.

Il centro del capoluogo di provincia sfoggia molte altre rappresentazioni di questa creatura, basti pensare al simulacro che troneggia su Palazzo dei Priori o al bassorilievo della fontana maggiore. Di squisita manifattura sono anche i grifi dell’urna di Arnth Cai Cutu, catturati in una scena di grifomachia.

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Anche le sponde del lago Trasimeno hanno ricordo di una creatura dall’indicibile bellezza: la ninfa Agilla. Regina dell’isola Polvese, quest’ultima s’innamorò del principe Trasimeno, figlio del re Tirreno, attratto al centro del lago dal canto della ninfa. Stregati da un’attrazione reciproca i due si sposarono ma la loro felicità ebbe vita breve. Un giorno, Trasimeno venne inghiottito dalle acque del lago e a nulla valsero gli sforzi di Agilla per ritrovare il suo amato. Da quel giorno, si dice che lo stormire delle fronde sulle sue sponde porti con sé il lamento straziante della ninfa. Questa leggenda trova sua rappresentazione nel sipario del teatro morlacchi del 1814 raffigurante il momento delle nozze dei due amati. 

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