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Sant’Onofrio, oltre ad essere il patrono di Cesi, è stato un anacoreta vissuto nel deserto egiziano che secondo leggenda fu figlio di un re.
Il nome deriva dal greco Onnóphris cioè “colui che è sempre felice” ed è interessante pensare che gli abitanti di cesi abbiano deciso di dare il suo nome a questa chiesa e renderlo il loro protettore.
La struttura in questione, ormai in stato di totale abbandono, si trova a guardia e protezione dell’abitato, spingendo la vedetta su tutta la valle ternana.

Sant'Onofrio di Cesi - edificio

Come molti altri luoghi di culto, Sant’Onofrio sorge sui resti di un antico sito di eremitaggio risalente al XIV secolo, senza escludere anche la preesistenza di strutture precedenti, visto che il belvedere poggia sopra a grandi blocchi squadrati probabilmente di epoca preromana.
La costruzione della nuova chiesa avvenne nel XVII secolo, dunque con uno stile ben lontano rispetto a quello originario e nel 1675 il vescovo Facchinetti ordinò di togliere “i muri della chiesa vecchia all’entrare della chiesa nuova” e di ripulirla dai sassi e calcinacci; ma già intorno al 1718 tornò in stato di abbandono.
A seguire, nel 1755, venne ordinata la soppressione dei beni di Sant’Onofrio.
Un primo restauro ci fu nel 1906, come riportato su di un’iscrizione vicino l’altare di destra, successivamente l’edificio fu adibito a colonia montana per i bambini di Cesi.

Il secondo restauro avvenne nel 1948, nonostante ciò sopragiunse inesorabilmente l’abbandono.
Oggi purtroppo la situazione non sembra cambiata, almeno per quanto riguarda il complesso dietro la chiesa.
Fortunatamente però, grazie all’associazione Amici di Sant’Onofrio di Cesi, è stata sistemata la strada, sono stati realizzati degli interventi sul piccolo piazzale adiacente alla chiesa ed all’interno di essa.
La costruzione è ad unica navata, a causa degli atti vandalici molti arredi sono depredati e massacrati ma vi sono rimasti i tre altari, presso quello principale è collocata la statua di Sant’Onofrio.

Sant'Onofrio di Cesi - facciata