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Il 20 aprile a Montefalco è stato inaugurato il Museo dedicato al Sagrantino, vitigno a bacca nera principe dell’Umbria. A farne da cornice è il Complesso Museale San Francesco nel cuore di Montefalco, tra gli affreschi del Perugino con la Natività e il ciclo su San Francesco di Benozzo Gozzoli che adornano l’abside della Chiesa di San Francesco che fu chiamato, nel 1452, proprio dai francescani per raffigurare affrescare Montefalco tra la storia e paesaggi agrari.

Ci sono voluti 10 anni di lavori per recuperare e rinnovare un luogo in cui aleggia la sacralità dei riti, delle tradizione e del culto del vino tra le mura delle cantine dei Frati Minori Conventuali in cui sono state ritrovati gli strumenti e gli attrezzi utilizzati per la lavorazione dell’uva e risalenti al XVII e XIX secolo, come il piccolo botticello di aceto, la botte utilizzata per il vino cotto o la stanza con le vasche per pigiare l’uva con cisternini. E ancora i torchi a trave pressante e a vite per la premitura delle uve. Camminando in questi luoghi, nel silenzio della solennità del momento, si può sentire echeggiare tra le mura il suono del vino dei torchi, il vociare dei frati indaffarati e ancora percepire il profumo dell’uva cotta.

Museo del sagrantino 3

In questa occasione di incontro si è voluto porre l’accento non solo sul Sagrantino e la sua lunga storia e tradizione, vitigno giunto in terra umbra nelle tasche di un frate fracescano, ma altresì l’importanza che lega il vino al territorio come un legame profondo che da sempre unisce l’uomo, la terra e il territorio. Il Sagrantino diviene così un vero e proprio simbolo del Patrimonio eno-culturale dell’Umbria, grazie ai viticoltori che portano avanti, di generazione in generazione, la cultura del vino.

In quanti dipinti,affreschi, opere è presente il simbolo dell’uva? Non è solo ciò che lega la sacralità in termini cristiani al rito della transustanziazione (la conversione del vino in sangue di Dio) ma diviene altresì simbolo dell’umanità, in tutte le sue diverse declinazioni: dal sacro, al simboleggiare il benessere e l’abbondanza, e ancora come “nettare degli dei” legato al piacere, ai simposi filosofici, alla fertilità della terra. Di rappresentazioni dell’uva ne ritroviamo sin dal 50 d.C., con le pitture parietali, a Pompei, fino all’arte di Andy Warhol nel 1979.

C’è un profondo legame che lega l’uomo all’uva e all’arte così come sottolinea Paolo Bartoloni, presidente del Consorzio Tutela Vini MontefalcoIl vino è arte. Fare vino è arte. Il pubblico che viene a visitare il Museo viene a vedere l’arte del vino”. Ed anche nello stesso affresco di Benozzo Gozzoli nell’abside della Chiesa San Francesco è rappresentata un’ampolla di rosso vino.

Il Sagrantino varietà autoctona, è coltivato nei territori di Montefalco e nei Comuni limitrofi di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo. Un areale molto piccolo fatto di dolci colline e circondato da antichi e affascinanti borghi medievali. La leggenda vuole che il Sagrantino abbia viaggiato nelle tasche dei frati francescani, forse dall’Asia Minore  tra il Trecento e il Quattrocento, sino a giungere nelle terre di Montefalco ove ha trovato dimora. Deve il suo nome, Sacrantino da sacer -sacro, per l’allora utilizzo durante i sacramenti da parte degli stessi frati. Dai recenti studi del ricercatore Stefano del Lungo, legano assolutamente il Sagrantino all’Italia e in particolare invece all’Imperatore Federico II e al falco, suo animale prediletto per la caccia, dall’arabo Saqr – falco. Oggi il falco è diventato simbolo stesso della cultura enologica a Montefalco.

Museo del Sagrantino 1

“Il Museo del Sagrantino diviene così un’attività contemporanea al passo con le nuove tendenze e aspettative dei visitatori dei Musei” – racconta Gianluca Bellucci, project manager di Maggioli Cultura e Turismo.

Il Museo stesso, per suo intrinseco obiettivo, è un luogo di produzione culturale e le Cantine Francescane sono il luogo naturale in cui doveva nascere il Museo del Sagrantino, proprio perchè è tra queste mura che secoli orsono veniva prodotto, per esempio,il vino Sagrantino passito che accompagnava l’agnello sulle tavolo imbandite umbre durante la Santa Pasqua.

Cogliere nei segni dell’arte un segno di gratitudine. Di studio e di ricerca delle tradizioni popolari in terra umbra, attraverso la valorizzazione delle testimonianze culturali e gli strumenti dell’enocultura che non devono essere dimenticate, ma rinnovate e tramandate” – spiega con una voce colma di emozione Luigi Gambacurta, presidente dell’associazione ‘Studio e ricerche delle tradizioni popolari umbre – Marco Gambacurta.

Il Museo del Sagrantino è una delle tante bellezze che si aggiunge ai motivi per visitare Montefalco, luogo di cultura, vino e arte.

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