Montecampano è una frazione del comune di Amelia, in provincia di Terni. Fin dall’antichità, fu conosciuto come l’antico castello di “Mons Campanus“.


La sua notevole posizione strategica di controllo sulle valli prospicienti e sulla vicina via Amerina suscitò le attenzioni di Amelia che l’acquistò nel 1354.
Il 1° ottobre 1387 si procedete alla nomina, per la durata di due mesi, dei Castellani del contado amerino, a Montecampano fu nominato Pietro di Ser Paolo.
Nel 1399 la comunità di Montecampano si rivolse al Consiglio degli Anziani di Amelia perché intervenissero a riparare alcuni tratti di mura franate e nel 1405, ottenne il consolidamento di mura e torri di guardia.

Montecampano esterno

Dall’assedio di Braccio Da Montone a Papa Pio VII 

Cruciale fu la data del 1412: il castello subì una prima devastazione da parte di Braccio da Montone, allora comandante delle truppe pontificie e che sarebbe divenuto, pochi anni più tardi, signore di Perugia.
Montecampano seguì negli anni successivi le sorti di Fornole, subì diversi attacchi da parte delle truppe papali; ancora nel 1434 fu incendiato per ordine di Niccolò Piccinino, rivale di Francesco Sforza, all’epoca signore di Amelia.
Anche nel corso del Cinquecento il castello fu ancora meta di rovinose incursioni da parte delle famiglie Vitelli e Orsini e da parte dell’esercito della vicina Orte, pronta a sfruttare ogni occasione propizia per sottrarre territori ad Amelia e condurli nell’orbita della sua influenza.
Durante il Seicento, per molto tempo, il castello fu possedimento dell’aristocratica famiglia dei Conti Cansacchi, una casata proprietaria di diverse tenute terriere e di immobili nell’Amerino.
Nel 1816, a seguito del motu proprio di papa Pio VII del 6 luglio sull’organizzazione dell’amministrazione pubblica, il territorio di Montecampano venne inglobato nella Comunità di Amelia.

L’attuale aspetto del piccolo borgo 

Situato su di un’alta collina domina le sottostanti valli del Nera a sud-est e del Tevere a sud-ovest, dista da Amelia circa nove chilometri.
Dell’originario impianto castellano rimangono alcuni tratti di mura e alcune torri.
L’interno è caratterizzato da via Cansacchi, con ai lati dei bei palazzetti ed un antico orologio pubblico situato su di un cavalcavia che collega due edifici affacciati sui lati opposti della via.
Tutt’attorno alla collina su cui insiste l’abitato si aprono panorami mozzafiato sulle vallate circostanti che mostrano in lontananza, tra ampi boschi e terreni coltivati, solitarie pievi dirute e antichi casali, residenze appartenute in passato a nobili famiglie amerine tra cui i Venturelli, Racani, Boccarini, Catenacci e i Farrattini.

Curiosità culinarie

Una curiosità culinaria è tramandata dalla cultura contadina: mi vorrei soffermare  sulla “Sagra della Fregnaccia“, che fa riscoprire un piatto povero, ottenuto con acqua, farina ed olio extra vergine di oliva, tutti prodotti tipici delle nostre campagne.
La sagra propone ai suoi visitatori le fregnacce salate (bianche, alle erbe spontanee o ripiene) e dolci, e altri piatti della tradizione contadina, dalla pasta alle erbe spontanee alla carne alla brace, alla schiacciata sul forno a legna.

Montecampano - arco