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Pressati come sarde nel foyer del restaurato Teatro Morlacchi, le porte della platea e dei palchi ancora chiuse, viene da chiedersi come facessero dame e gentiluomini a star tutti stipati in quelle sale, tra crinoline e panciotti, nuvole di fumo e chiacchiericcio. Già nel 2024, con il solo ingombro dei cappotti, si sta stretti. Nonostante il disagio fisico, tutta la folla presente è proprio un buon segno per la nuova rappresentazione della Traviata di Giuseppe Verdi di questo martedì, fortemente voluta da Associazione Coro Lirico dell’Umbria (CORALIUM), dall’ impresa Lirico Teatrale SOLTI di Ermanno Fasano e appoggiata dal Comune di Perugia.

Nell’attesa, la grande e incombente locandina dell’AIDA, sempre di Verdi, del 1974, nella sua cornice dorata, osserva tutto il pubblico che attende l’apertura delle porte. Un’esclamazione rompe dopo pochi minuti il chiacchiericcio: “hanno aperto!”. Il fiume umano si trasferisce disordinato in sala. Ci sono giovani, anziani, persino dei bambini. Anche questo è buon segno.

C’è chi cerca sperso il proprio palco, chi si attarda a salutare un vecchio amico, sventolandosi la faccia col libretto, e chi invece scatta una foto a bocca aperta con lo smartphone. Pare un gesto anacronistico appena entrati nella calda platea di questo storico teatro, il Morlacchi. È strano vedere in mezzo a tanta arte un oggetto così moderno, quasi un po’ vile nella sua attualità. Sarà perché da più di 200 anni il teatro vuole sempre lui tutta l’attenzione; non può cederla ad un minuscolo telefono, soprattutto la sera della Prima.

In poco tempo tutto il pubblico è seduto sulle morbide poltrone di velluto bordeaux: una volta ad accomodarvisi erano grandi gonne di pizzo e pantaloni gessati: oggi ci sono i jeans, ma la magia resta la stessa. Si torna indietro nel tempo. Spegnete le luci. Tutti zitti. Al Morlacchi è tornata LA lirica.

locandina aida - perugia - 1974

Interpreti e rappresentazione

Certamente una buona parte del pubblico deve essersi sentita in questo modo nella serata del  19 marzo 2024, che ha visto tornare al Teatro Morlacchi, finalmente, l’opera lirica nella sua forma più tradizionale ed emozionante, in un luogo che originariamente era stato creato proprio per rappresentarla.

Il successo della Tosca, portata in scena nel medesimo teatro nel 2020, poco prima del Covid-19, è stato raggiunto e in molti dettagli superato grazie al lavoro coordinato degli interpreti e degli organizzatori.

Già dal primo atto Fan Zhou (Violetta Valery) convince nel suo essere una plausibile Traviata , alle prese con  divertimenti, sfarzo, preoccupazioni e palpiti del cuore. Sembra di essere di fronte alla terza stagione di Bridgerton: fondali, arredo, abbigliamento, cori e comparse, costituiscono una scena divertente e davvero festaiola, costruita ottimamente dal regista Guido Zamara, che anche per gli altri atti dell’opera ha piacevoli intuizioni. I palpiti del cuore di Violetta, già citati, li genera l’appena conosciuto Alfredo Germont, cioè  Riccardo della Sciucca. La storia è nota: “Amami Alfredo…” , ecc, ecc.

Però non ci si sente di essere di fronte a qualcosa di già visto. Cioè, il patto con lo spettatore viene rispettato e mantenuto per tutta la rappresentazione anche se Traviata è l’opera più rappresentata al mondo.

Sorprende il primo atto, quando Violetta e Alfredo, che ha tutto l’aspetto di un vero Signor Darcy alto e distinto, si innamorano: mentre sollevano i calici per il “Libiamo” pare abbiano un occhio di bue puntato addosso. E invece è solo il coro, assieme alle comparse, che li accompagna e attornia molto bene.

Al secondo atto l’atmosfera già si incupisce. Sale l’ansia naturalmente perché tutti in platea sanno che Traviata non sta bene e quando Germont padre,  Leonardo Galeazzi, manipola i due poveri amanti, alla fine della sua toccante aria “Di Provenza il mar, il suol…” a molti in sala è venuta veramente la voglia di tirargli un cazzotto sonoro. Per poi ricordarsi che è “solo” teatro.

Opulento il terzo atto, tra costumi alla spagnola, che sembran dire al pubblico “poi vi facciamo anche Carmen”, e danze frizzanti eseguite dai ballerini-zingarelli selezionati del  Centro Danza Perugia. 

La festa è opulenta, ci si sente parte integrante del dramma. Il pubblico partecipa e vuol spettegolare!

Il Coro Lirico dell’Umbria, guidato dal maestro Carlo Segoloni, giudica davvero a gran voce Alfredo dopo lo scandalo. Il tutto è accompagnato dall’Orchestra Sinfonica della Città di Grosseto, che sostiene con sicurezza il bel canto degli interpreti dall’inizio alla fine dell’opera. Mostra anche alcuni interessanti picchi di bravura, come l’esecuzione senza intoppi rilevanti dell’allegro agitato assai vivo che prepara la furibonda lite tra Alfredo e Violetta dopo il gioco. È anche merito del giovanissimo direttore d’orchestra e concertatore Cesare della Sciucca.

Si integrano nell’esecuzione anche tutti gli altri interpreti:  Maila Fulignati (Flora Bervoix e Annina) , Silvano Paolillo (Gastone, visconte di Letorières), Valerio Garzo (Barone Douphol), Claudio Mugnaini (Marchese D’Obigny), Stefano Rinaldi Miliani (Dottor Grenvil), Francesco Pandolfi (Giuseppe, servo di Violetta) e Marco Cetra (Domestico di Flora e commissionario).

Traviata al teatro Morlacchi - marzo 2024 - pubblico

Finale

La conclusione del dramma arriva attesa e sofferta. C’è un reale dispiacere per Violetta nel pubblico, che si muove quasi all’unisono sulle seggiole in platea, diventate improvvisamente dure, un po’ perché si è superata la mezzanotte a causa dei lunghi cambi di scena, e molto di più perché la protagonista della storia sta per spirare. Sembra morire in una stanza più da Bohème che da Traviata. Violetta è anche un po’ Mimì in questa rappresentazione, ma muore in modo più spettacolare, tirandosi dietro la tenda in un gesto drammaticissimo ed azzeccato.

Parte un applauso sentito, non perché Traviata ha esalato il suo ultimo respiro, ma perché la grande lirica è tornata a Perugia: gioia! Non era morta, si era solo “spenta”, come resteranno spente per un po’ le luci del Morlacchi quando cantanti, tecnici, inservienti e pubblico, che esce dal teatro canticchiando ed annuendo soddisfatto, se ne saranno andati tutti a casa. Sui volti degli ospiti, ormai liberi per le strade del centro storico, si legge soddisfazione. Alcuni tra i più anziani notano che le voci degli interpreti sembravano “quelle di una volta”.

L’opera lirica dopo questa rappresentazione resterà “spenta” per poco a Perugia. Almeno lo si spera.

Traviata Morlacchi - marzo 2024 - ringraziamenti