La Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno presenta il 24 ottobre 2026 presso il CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, la mostra collettiva “Paesaggi del nuovo millennio”.
L’esposizione fotografica, promossa e sostenuta dalla Fondazione in collaborazione con il Museo nazionale di Fotografia e curata di Matteo Balduzzi, è dedicata all’evoluzione del concetto di paesaggio attraverso sperimentazioni estetiche sviluppate tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila.
Il progetto riunisce oltre 130 opere di 18 artisti italiani e internazionali, provenienti dalle collezioni del Museo nazionale di Fotografia e propone un percorso attraverso differenti interpretazioni e rappresentazioni del paesaggio nella ricerca artistica contemporanea.
Le opere, presentate per serie complete e di grande formato, sono accompagnate da una breve sinossi che offre al pubblico gli strumenti per contestualizzare e comprendere ciascun progetto. L’allestimento è stato progettato per valorizzare al massimo la visione diretta delle opere e favorire una percezione anche fisica e spaziale dei lavori, per una migliore comprensione della poetica e del metodo progettuale degli autori.
“Paesaggi del nuovo millennio” offre così uno sguardo al tempo stesso storico e attuale, capace di restituire la complessità del nostro rapporto con il territorio e il ruolo decisivo della fotografia nel rappresentarlo.
Tra i vari autori di primo piano spiccano Gabriele Basilico, Paola Di Bello, Paola De Pietri, Paul Graham, Guido Guidi, Armin Linke, Alessandra Spranzi, Thomas Struth e Massimo Vitali, accanto ad altre voci affermate che, con approcci e linguaggi diversi e complementari, hanno contribuito all’evoluzione consapevole e matura dei linguaggi visivi.

Questa rivoluzione linguistica, che, dalla fine degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, investe in primis gli Stati Uniti, con l’esperienza dei New Topographics, e poi l’Italia – dove l’avventura di Viaggio in Italia segna in modo indelebile la produzione visiva – per estendersi agli altri paesi europei, dalla committenza della DATAR in Francia alla fotografia in Germania, Inghilterra e Olanda. In questo contesto il paesaggio si intreccia con lo stile documentario e diventa, intorno agli anni Duemila, un eccezionale ambito di sperimentazione e ricerca.
Il paesaggio si presenta come luogo di conflitti e di nuove utopie, in una prospettiva dalle connotazioni anche ecologiche e sociali; il concetto stesso si amplia, accogliendo un ritorno in forme nuove della figura umana, pratiche narrative, approcci psicologici e introspettivi e il prelievo dagli archivi. Le immagini registrano, interrogano e reinterpretano lo spazio abitato dall’uomo, in una trasformazione di cui l’immagine stessa è protagonista, ancora entro i limiti tradizionali dell’inquadratura e della parete del museo.
Ne nasce un’estetica che unisce rigore documentario e sperimentazione visiva. La mostra si concentra su un momento cruciale per la storia recente della fotografia, segnato dalla fine della stagione industriale, dalla globalizzazione e dall’avvento delle nuove tecnologie.
«A cavallo del millennio la fotografia vive una profonda e spettacolare trasformazione», sottolinea il curatore Matteo Balduzzi. Il motore è tecnologico: la rivoluzione digitale, spiega, «se da un lato mette in discussione lo stesso statuto ontologico del medium, dall’altro ne amplia enormemente le possibilità espressive», grazie a un’immagine sempre più controllata ed esatta e alle possibilità della post-produzione.
Le nuove tecnologie di stampa consentono inoltre formati grandi e grandissimi, per la prima volta paragonabili a quelli della pittura, con sperimentazioni su montaggi, la ricerca su materiali e finiture, l’uso consolidato del colore, la possibilità della post-produzione, nuove modalità di presentazione e una progettualità degli artisti più ampia e complessa.
Ed è proprio in questo passaggio che la fotografia raggiunge una sorta di classicità e viene definitivamente accolta nel mondo dell’arte.
E così, dopo essersi a lungo dedicata alla ricomposizione di una geografia del quotidiano, intima e attenta, la fotografia torna a indagare il pianeta, riflettendo le dinamiche economiche e sociali della globalizzazione così come la parcellizzazione dell’esperienza individuale. La figura umana, a lungo evocata attraverso i luoghi, torna a popolare le immagini, tanto che il ritratto ambientato per molti anni appare un genere a sé stante. Gli artisti che si trovano a convergere sul paesaggio, tra cui una presenza crescente di sguardi femminili, provengono da diversi background. Nuovi approcci – di taglio antropologico, psicologico, politico – permeano le ricerche.
Con questa iniziativa la Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno arricchisce la programmazione espositiva del CIAC, confermando il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea e nella collaborazione con le principali istituzioni museali.
Artisti in mostra
Marina Ballo Charmet, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Andrea Botto, Vincenzo Castella, Paola De Pietri, Paola Di Bello, Claudio Gobbi, Paul Graham, Guido Guidi, Francesco Jodice, Armin Linke, Paola Mattioli, Sabrina Ragucci, Filippo Romano, Marco Signorini, Alessandra Spranzi, Thomas Struth, Massimo Vitali.
Per maggiori informazioni: tel. 366 6635287 – info@ciacfoligno.it – www.ciacfoligno.it












