Il teatro, un’emozione unica. Un’emozione che ci è mancata tanto e che, a causa della pandemia, non abbiamo più vissuto, per lunghi mesi, quasi un anno. La pandemia ha stravolto la nostra vita, le nostre abitudini, il nostro stile di vita. Ma non ci ha tolto la voglia di ritornare a vivere la vita di prima, a rivivere le emozioni che solo il teatro è in grado di suscitare. E così alla riapertura dei teatri, è stato forte il desiderio di rivivere quelle emozioni. Ancora più emozionanti dopo un lungo no stop. Le luci si spengono, il sipario si alza, gli attori entrano in scena. E poi gli applausi, gli attori che vengono sotto i palchi per ringraziare gli spettatori. Un ringraziamento ancora più sentito e più emozionante. E lì in quel momento, mentre applaudi, ti emozioni. Perché l’arte è la cura della mente e ne avevamo proprio bisogno.

Quasi due ore di spettacolo, durante il quale gli attori si sono impossessati della platea del Teatro Morlacchi di Perugia. E noi spettatori, muniti di mascherina, dai palchi siamo stati catapultati nell’epoca e nell’atmosfera di Guerra & Pace di Lev Tolstoj. Catturati dalla scenografia, dagli effetti con le luci, dalle musiche. Due spettacoli distinti e autoconclusivi, per la regia di Andrea Baracco e la riscrittura di Letizia Russo, prodotti dal Teatro stabile dell’Umbria, con il contributo della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. Amore, morte, passione, rinascita, ricerca disperata di senso, desiderio, terrore, fede. Tutto questo è Guerra & Pace. La Russia dello zar Alessandro I sta per entrare in guerra al fianco della Terza coalizione contro l’anticristo francese, l’imperatore Napoleone Bonaparte. Il teatro rivoluzionato, palcoscenico e platea che diventano un tutt’uno, ora trasformato in un campo di battaglia, ora in un salone dei ricevimenti con i valzer di importazione, i canti e le melodie popolari. Dussek suonato ossessivamente da Mar’ja, nervosa per il ritorno del fratello Andrej, l’Ouverture 1812 di Tchaikovsky, composta successivamente proprio per cercare quell’identità nazionale alla fine dell’800 e che descrive la battaglia di Borodino, nello spettacolo è in anticipo: è il ritorno a casa di Nikolaj e si mescola con i passi della madre Nataša.

Quattordici attori di grande livello: Giordano Agrusta (Il’ja Rostov e Michail Kutuzov), Caroline Baglioni (Lise Bolkonskaja e Sonja Rostova), Carolina Balucani (Mar’ja Bolkonskaja), Dario Cantarelli (Nikolaj Bolkonskij e Vassilij Kuragin), Stefano Fresi (Pierre Bezuchov), Ilaria Genatiempo (Natal’ja Rostova, Anna Pavlovna Scherer e Mademoiselle Bourienne), Lucia Lavia (Nataša Rostova), Emiliano Masala (Andrej Bolkonskij), Laurence Mazzoni (Vassilij Denisov e Morio), Woody Neri (Fëdor Dolochov e Capitano), Alessandro Pezzali (Anatole Kuragin e Napoleone), Emilia Scarpati Fanetti (Hélène Kuragina), Aleph Viola (Nikolaj Rostov), Oskar Winiarski (Boris Dubreckoj, Mortemart, Zar Alessandro I e Osip Basdeev). Più movimentato e vitale il primo spettacolo rispetto al secondo. Ma straordinario e suggestivo nell’insieme. Anche per le forti emozioni suscitate, fino alla commozione.

L’attore Stefano Fresi ha ammesso, ad un mio messaggio di ringraziamento, che vedendo il pubblico al debutto si è commosso. La magia del teatro è unica. Come uniche le emozioni che suscita lo spettacolo dal vivo.