Una delle meraviglie custodite in Umbria, è certamente il gruppo scultoreo dell’Annunciazione in marmo, realizzato tra il 1605 ed il 1608 dallo scultore toscano Francesco Mochi per il Duomo di Orvieto o Cattedrale di Santa Maria Assunta.

L’artista, nato a Montevarchi e formatosi a Firenze con il pittore manierista Santi di Tito, passò nella bottega di Camillo Mariani. I suoi principali modelli furono i grandi scultori attivi a Firenze nel Rinascimento, come Donatello, Michelangelo e Giambologna. Con Francesco Mochi, all’inizio del XVII secolo, la fabbrica orvietana si apre a un ulteriore rinnovamento. Dopo aver realizzato il capolavoro di Orvieto, nel 1612 si trasferì a Piacenza dove concepì i due monumenti equestri per Ranuccio ed Alessandro Farnese per la piazza principale della città.

Dal 1629 tornò a Roma e completò la splendida statua, iniziata in gioventù, della Santa Marta per la Cappella Barberini in Sant’Andrea della Valle. Nel 1634 realizzò il bellissimo Battesimo di Cristo, nato per San Giovanni dei Fiorentini, ma mai collocatovi, fu in seguito posto su Ponte Milvio (oggi è a Palazzo Braschi). Nel 1640 terminò la Santa Veronica per uno dei pilastri della cupola di San Pietro in Vaticano. 

 

Francesco Mocchi

LA MOVIMENTATA STORIA DEL COMPLESSO SCULTOREO 

Per lungo tempo l’Annunciazione è stata conservata presso il Museo dell’Opera del Duomo per poi tornare di recente nel suo luogo originario. Le “giganti”statue sono state più volte movimentate nel corso degli anni. Alcune vennero realizzate a Orvieto, altre arrivarono da Roma. Nel 1897 avvenne il primo trasferimento delle statue dal Duomo al piano superiore di Palazzo Soliano, dove vennero collocate insieme ad altre opere e lì rimasero per molti anni. Nel 1989 le statue ingabbiate vennero trasferite nei sotterranei del Duomo dove sono rimaste fino al 2006 quando sono state riportate alla fruizione nella chiesa di Sant’Agostino, sede decentrata del Museo dell’Opera del Duomo inserita nel quartiere medievale per allargare il circuito turistico ed un punto di interesse culturale collegato con il Duomo.

Il gruppo dell’Annunciazione, commissionato all’artista prima delle due statue degli Apostoli San Filippo e San Taddeo, era destinato al presbiterio secondo uno schema che fin dal XIV secolo prevedeva la presenza di questo tema iconografico all’interno del coro: nell’interpretazione del Mochi esso divenne un’opera straordinaria che rivalutava i più alti modelli manieristi nel contatto con il naturalismo di matrice caravaggesca e pre-barocca. 

Francesco Mocchi
Francesco Mocchi

IL CULTO DEI SANTI APOSTOLI NELLA CITTA’ UMBRA

La presenza dei 12 apostoli richiama il tema  dell’Ecumenismo. La prospettiva della navata centrale converge su l’Annunciata e l’Annunciante. Il rapporto tra la giovane donna, non è seduta in preghiera ma che si alza dalla sedia sorpresa da un angelo in volo, non stante, coglie questo momento di straordinaria emotività. Sorpresa dall’arrivo di colui che le sta annunciando, appare smarrita. Questa grande impresa, condotta parallelamente e in autonomia rispetto a quella pittorica, celebra ed insieme testimonia una devozione profondamente radicata nella comunità orvietana e sostenuta nei secoli dall’Opera del Duomo: il culto dei Santi Apostoli, cui sono dedicate molte chiese cittadine, e quello della Pentecoste, origine della missione apostolica, che ebbe a Orvieto una tradizione originale di rituali solenni che in parte perdura ancora oggi nella festività della “Palombella”.
Il cantiere del Duomo di Orvieto, continuativamente attivo per oltre un secolo e mezzo, si rivelò laboratorio sperimentale di una formula compositiva nuova ed originale, basata sulla centralità della figura umana e sulle sue potenzialità espressive e suggestive, che applicava e sviluppava le indicazioni dei decreti tridentini sulla visibilità del sacro e stabiliva il nesso sostanziale tra i termini Arte e Controriforma.


Per informazioni su visite e orari visitare il sito https://www.opsm.it/duomo-di-orvieto-visite-e-orari/

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