‘Hai mai veduto le fonti del Clitunno? Se non ancora, e credo di no, altrimenti me ne avresti parlato, valle a vedere. Io l’ho viste da poco e mi rammarico di averlo fatto troppo tardi’. Plinio il Giovane.

Diceva Bernardo di Chartres che ‘noi siamo come nani sulle spalle dei giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane’, esprimendo un rapporto di dipendenza della cultura moderna rispetto all’antica. Plinio, con le sue parole, e poi i longobardi con la loro architettura ne sono testimonianza: il primo sottolinea come l’uomo necessiti innegabilmente di paesaggi artistici, mentre i secondi, i longobardi, nei secoli successivi, ne arrecano ammirazione a tal punto di accrescerne la bellezza con la costruzione di un piccolo sacello a forma di tempio, innegabilmente legato ad uno stile artistico di epoca romana. Ed è proprio l’utilizzo di uno stile passato, in ossequiosa continuità con i perduti tempietti un tempo sparsi per le Fonti del Clitunno, che per molto tempo si è erroneamente ritenuto l’edificio quale ‘tempio’ pagano, determinando il nome ad oggi conosciuto.

Tempietto longobardo Clitunno
Tempietto longobardo Clitunno

Il Tempietto longobardo

È evidente che le Fonti del Clitunno, adornate dal delicato tempietto longobardo, sono diverse da quanto descritto nei secoli precedenti, ma il paesaggio sembra averne conservato ancora la sua vena poetica, caratterizzandosi come spazio pieno di serenità. Uno specchio d’acqua con numerosissime specie vegetali, il muschio, il nasturzio, la coda di cavallo acquatica, accompagnano l’antica Via Flaminia e ci dirigono con armonia al grazioso tempietto, incastonato nel mite declivio della collina.

Apprestandosi a salire la rampa di scale posta ai lati, superato l’accogliente pronao decorato con le quattro colonne adornate, vediamo, con sorpresa, i santi Pietro e Paolo ed il Salvatore. Nell’occasione capiamo che non si tratta di un tempio, ma di un edificio cristiano, una piccola chiesa di campagna. Fu appunto costruita dai longobardi tra il IV e il VII, dedicandola a S. Salvatore. La continuità con il mondo pagano, a noi ingannevole, non si ferma comunque all’utilizzo di capitelli ed altre decorazioni, la parte sottostante, accessibile da un varco sul fronte, è la testimonianza di un antico tempio, dedicato appunto a Giove Clitunno; divinità che affonda le sue radici nella devozione preromana e, forse, proprio autoctona.

Tempietto longobardo Clitunno

Il paesaggio di epoca imperiale e la curiosa leggenda dei buoi

La vena poetica dei laghetti, accompagnati da un tempietto dedicato a Clitunno – divinità protettrice del fiume – e di una serie di seguenti tempietti ancor più piccoli, è descritta già ai tempi di Caligola. La zona sarebbe stata una piccola acropoli, dove in primavera si sarebbero organizzate delle feste in onore del Dio e chiamate i ‘clitunnali’. Perfino Caligola avrebbe frequentato le feste primaverili, onorando la bellezza e la purezza delle acque, tali da provocare dei prodigi divini. Virgilio, il poeta imperiale per eccellenza, riporta a tal proposito la curiosa leggenda dei buoi che, immergendosi nei piccoli fiumi, sarebbero diventati ancor più canditi a tal punto di destare ammirazione a chi le avrebbe visti. La superba bellezza dei buoi e tale da sconfinare i secoli, entrando nell’immaginario di noi contemporanei grazie al poeta Giosue Carducci che, nella poesia Alle Fonti del Clitunno, le descrive con esperto pittoricismo:

[…] dei bei giovenchi dal quadrato petto, erti su ‘l capo le lunate corna, dolci ne gli occhi, nivei, che il mite Virgilio amava […].

 

Per informazioni su orari e giorni di apertura del parco visitare il sito https://www.fontidelclitunno.it/ riguardo al Tempietto https://www.musei.umbria.beniculturali.it/musei/tempietto-sul-clitunno/

Tempietto longobardo Clitunno