Nil iucundus vidi valle mea spoletana”. Le parole di San Francesco alla vista della città dalla sommità del Monteluco.

Il Monteluco, la montagna sacra degli spoletini, sorge sul versante opposto al colle Sant’Elia, luogo nel quale vide la luce il nucleo abitativo originario di Spoleto. Il nome stesso della città deriverebbe, secondo la leggenda, dalla fusione delle parole greche “Spao” e “Lithos” che significano sasso staccato, alludendo al colle Sant’Elia come frammento del Monteluco stesso.
Il promontorio si presenta coperto da una fitta vegetazione boschiva, nella quale si alternano e legano perfettamente diverse componenti della flora locale, dalle antiche querce, ai pini, ai faggi, agli aceri fino a corbezzoli, ai ciliegi selvatici e ad una miriade di arbusti.

Monteluco

Il Monteluco, che domina la città di Spoleto con il suo silenzio e con questa abbondanza di natura selvatica, è da sempre un luogo denso di sacralità per gli abitanti della zona e per i numerosi eremiti ed asceti religiosi che nei secoli lo hanno eletto a loro dimora e luogo di preghiera.

Il nome trae origine dal latino lucus, ovvero bosco sacro a Giove, simbolo della centralità religiosa di questi luoghi fin dall’epoca dell’antica Roma.
La montagna, oltre ad ospitare una biodiversità ricca di fauna e flora, conserva nascosti nei suoi meandri molti altri segreti. Luoghi poco conosciuti, eremi, chiese abbandonate, sentieri dal panorama mozzafiato, che la rendono una scoperta per il visitatore ad ogni passo.

Incamminandosi verso la vetta, dopo una serie di tornanti, si giunge con facilità al bosco sacro, cuore verde della montagna. 

Monteluco

Questa porzione di bosco, la cui visita infonde un senso di benessere e di profonda pace interiore, riveste da tempo immemore  una funzione sacra, in particolare in epoca romana, come ben espresso nella Lex Spoletina, incisa su due cippi lapidei ritrovati dall’archeologo spoletino Giuseppe Sordini e conservati nel Museo Archeologico di Spoleto.

Di seguito l’interessante testo, tradotto dal latino, da cui emerge la sacralità del luogo per gli antichi abitanti dello spoletino:

Questo bosco sacro nessuno profani, né alcuno asporti su carro o a braccia ciò che al bosco sacro appartenga, né lo tagli, se non nel giorno in cui sarà fatto il sacrificio annuo; in quel giorno sia lecito tagliarlo senza commettere azione illegale in quanto lo si faccia per il sacrificio. Se qualcuno, contro queste disposizioni, lo profanerà, faccia espiazione offrendo un bue a Giove ed inoltre paghi 300 assi di multa. Il compito di far rispettare l’obbligo tanto dell’espiazione quanto della multa sia svolto dal dicator”.

Monteluco

L’aura di religiosità di questi luoghi non è poi variata con il trascorrere del tempo e con l’avvento della cristianità. Seguendo l’esempio del monaco siriano Isacco, arrivato a Spoleto verso la fine del V secolo, qui vissero e pregarono tanti eremiti e religiosi tra cui i ben noti San Francesco di Assisi e Sant’Antonio da Padova, la cui grotta eremitica è visibile all’interno del bosco. 

Oltre agli eremi, affascinanti, silenziosi ed angusti, è degno di nota il belvedere, che lascia senza fiato. Una vista unica si apre agli occhi del visitatore mostrando in tutta la sua bellezza la valle spoletina, in particolare quando al tramonto, con un tripudio di colori, ci coinvolge in un’esperienza unica e appagante. Incisa su pietra, nel muro del belvedere possiamo leggere la frase esclamata da San Francesco alla vista della vallata: Nil iucundus vidi valle mea spoletana – non ho visto niente di più giocondo della mia valle spoletana. 

Completano questo connubio perfetto tra arte, storia e natura il Santuario di San Francesco, che ospita ancora oggi una comunità francescana, la grande croce che si staglia luminosa nella notte a dominare la montagna, l’abbazia di San Giuliano, la chiesa di San Pietro ed il giro dei condotti di cui vi parleremo in futuro.

Monteluco