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I nati intorno agli anni ’80 – ’90 anno potuto vivere, durante la loro infanzia e adolescenza, un fenomeno pop dai tratti fortemente interculturali: la comparsa e diffusione massiccia nei canali TV nazionali italiani degli anime, un tipo di cartone animato di origine nipponica. Quando interrogati, gli appartenenti a queste generazioni ricordano, di solito, con note a tratti nostalgiche, quei pomeriggi trascorsi davanti al tubo catodico a tifare per Jeeg Robot (o Mazinga o Ufo Robot a seconda delle preferenze robotiche), per l’ultimo Pokémon scelto da Ash Ketchum, o magari per Inuyasha, protagonista di una tra le più note serie di animazione giapponesi del decennio breve, trasmessa in prima visione su MTV nel, purtroppo, lontano 2001. Sono solo alcuni esempi dei beniamini animati di quell’epoca, vissuta e amata anche da Matteo Leonetti, cantante ed autore musicale umbro per domicilio e per scelta di cuore.

Impossibile con lui non ricordare quei primi anime tradotti e doppiati in italiano, seduti comodamente al tavolino di un bar di Foligno, con davanti un caffè e un cappuccino.

Chi è Matteo e quale è il suo legame con il mondo giappo-nerd? Nel suo profilo Instagram si definisce songwriter, in inglese. In effetti questa definizione funziona meglio ed è più sintetica per descrivere la sua professione, perché questo artista ha mille volti e tante sonorità.

Degli Anime e dei videogiochi (legati indissolubilmente nella cultura pop) e in particolare delle loro sigle e OST, Matteo Leonetti ne ha fatto un mestiere, svolto con metodo e professionalità. Sì, professionalità, c’è da specificarlo, perché a sentir parlare di “cartoni animati” è facile pensare subito a un hobby, da esercitare a piacere nei propri reels o tiktok solo quando se ne ha voglia. Avrebbe certamente molto da dire su quest’idea l’alter-ego social più temibile di Matteo Leonetti, il poeta degli haters, un simpatico personaggio social che affronta a suon di metrica l’hate speech che ogni Creator o YouTuber è costretto ad affrontare nella nostra epoca disseminata di leoni da tastiera.

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La formazione artistica e musicale di Matteo Leonetti gli consente di rispondere a tono grazie alla ricchezza di esperienze sonore e di vita da lui sperimentate negli anni. Racconta lui stesso questa storia, addentando un donuts al cioccolato, sguardo un po’ coperto dall’immancabile coppola che è uno dei suoi tratti di stile più distintivi: «Nasco come animatore turistico e quindi dall’intrattenimento ‘per adulti’: perché sono più bravo con i grandi che con i bambini. Cioè, per adulti non vuol dire Rocco Siffredi…», specifica ridendo, «Sono un autore e intrattenitore musicale, fondamentalmente». 

Racconta con fluidità, in maniera quasi podcastica, la sua storia: «È nata questa professione perché da ragazzo avevo delle peculiarità artistiche, o delle velleità, dipende da come uno le vede; io facevo le imitazioni. La più gettonata era quella di Jovanotti. Nei villaggi piaceva  molto, quindi io imitandolo cantavo pure le sue canzoni. Facevo Jovanotti, ma anche Jamiroquai, Elton John, insomma molti personaggi con la J. Infatti il mio primo disco, pure, è stato con la J. Da Jamiroquai ho preso anche la passione per i cappelli». 

Parla di questi personaggi come di vecchi amici che gli hanno insegnato qualcosa. Forse lo hanno fatto davvero indirettamente, poi continua: «Sono stato 10 anni nei villaggi turistici facendo diversi tipi di professioni. DJ, assistente tecnico, tecnico luci, fonico… Sono partito insomma da quello che c’era dietro il palco per poi arrivare davanti. Sono passato per un periodo anche al piano bar». 

Sentendo raccontare queste origini non può che sorgere spontanea una domanda: come è avvenuto ogni volta il passaggio da una professione dell’intrattenimento all’altra, fermo restando che lo stesso mestiere dell’animatore richiede questo tipo di elasticità?

Spiega Matteo semplicemente: «Successe che in una delle mie attività di animazione alcune persone mi sentirono cantare e anche un capo animatore che si era molto appassionato. Fu lui a insistere: “ Canta, canta, canta!”

Io ero un discreto cazzaro… di cavolate ne dicevo tante allora. Quando la gente mi chiedeva se avevo qualcosa di pronto da cantare io dicevo “sì! Come no?!”

Mi chiedevano “Quante canzoni hai scritto?” e io “tantissime!”.

Oppure mi chiedevano “ sei un cantante? “ e io “certo, da molto tempo…”.

Arrivò il momento che mi dovetti lanciare in questa avventura con persone che si occupavano della CD BABY, uno dei primi distributori di musica negli store digitali.

Loro mi dissero “vieni a fare qualcosa con noi: fai delle canzoni dal villaggio turistico”. Io però non avevo niente di preparato realmente, quindi tornai a casa e scrissi di corsa le canzoni con quello che avevo. Cioè niente. Cantai e fischiai gli strumenti sui piatti e la batteria e poi andai allo Studio e gli presentai quelle canzoni cantate e fischiate. Gli dissi che dovevamo farle diventare vere. Invece di internarmi hanno comunque lavorato con me. Da lì ho iniziato a cantare sul serio».

Dal villaggio turistico ai social, luogo-non luogo dove Matteo oggi propone il suo lavoro prima di portarlo sui palchi, il passo non è stato breve. Lo ha vissuto, studiato, forse anche un po’ sofferto, tra una struttura turistica in Puglia, una in Calabria, poi in Campania, in Sardegna, in Trentino-Alto Adige, per poi arrivare anche in Umbria, dove oggi vive.

Il salto dalla consolle del villaggio al mixer e microfoni dello studio di registrazione, invece, come è avvenuto? Con metodo.

«Decisi ad un certo punto di fare un’indagine di mercato, di capire quello che ancora non c’era», spiega. Fu così che le sigle degli anime giapponesi irruppero nella sua vita già molto movimentata.

“Arriva lei”, ma arrivano pure gli anime

Le sigle dei cartoni diventano parte del lavoro quotidiano del già cantante Matteo Leonetti una decina di anni fa, proprio in concomitanza dell’uscita di un suo videoclip: quello di “arriva lei”.

Le ricerche di mercato realizzate nel world wide web, già citate, avevano evidenziato una peculiarità del panorama YouTube Italia di allora che, c’è da sottolinearlo, era molto diverso dall’ecosistema video che conosciamo oggi.

Sembra strano difatti, ragionando con la mentalità attuale, ma dieci anni fa ancora nessuno, in Italia, realizzava e pubblicava su YouTube riadattamenti professionali di sigle e colonne sonore tratte dai cartoni animati giapponesi.

Il web italiano, comparto video, era ancora quasi vergine di musica J-Pop in lingua italiana non amatoriale.

Bingo per Matteo! Fu per lui una svolta, un po’ come quella che tutti vorremmo trovare sul nostro cammino una volta ogni tanto.

Grazie a questa intuizione, in contemporanea con il videoclip della canzone “Arriva lei”, contenuta nel album “J” , il cantautore fece uscire nel suo canale YouTube (@MatteoLeonettiSinger) il primo riadattamento di una canzone tratta da un anime.

Spiega quel momento terminando il cappuccino: « Nessuno faceva traduzioni, adattamenti, e nessuno cantava in metrica. A me invece, lo studio del linguaggio e della fonia, anche della metrica in musica, mi intrigava molto. Perciò dissi a me stesso ‘ se io magari faccio una composizione, e qualcuno online cerca qualcosa di questo tipo, trovano me.‘ Questo era il progetto iniziale».

Ci fosse stata però solo questa intuizione non saremmo qui a parlare di Anime Italian e dei progetti realizzati da questo songwriter umbro. L’attività professionale di Matteo è costellata di piccole e grandi svolte; lui ne sembra consapevole solo in parte. Tra le tante conquiste c’è l’acquisto da parte del direttore artistico del Rimini Comix dei diritti del singolo “Arriva lei”, riadattato e ripensato per accompagnare come sigla ufficiale questa fiera del fumetto così nota in Italia.

Oggi la mentalità creativa che diede vita a quella sigla è ormai strutturata e sviluppata. Matteo Leonetti può vantare più di 35.000 followers su Instagram e 50.400 iscritti al canale YouTube, per citare due delle piattaforme da lui più sfruttate per la comunicazione del suo lavoro. Ma non chiamate Matteo Leonetti uno YouTuber, perché non lo è .

Matteo Leonetti - foto felpa gialla

Matteo Leonetti, dall’online all’offline

Oggi Matteo Leonetti non solo rilascia regolarmente riadattamenti delle più note nuove sigle di anime nei suoi canali social ma porta in giro queste canzoni sui palchi di tutte le maggiori fiere del fumetto della Penisola: dal noto Lucca Comix, ad altre kermesse più piccine, ma sempre animate (è la parola giusta in questo caso) dalla grande passione per la cultura pop, il gaming, i cartoni animati e il fumetto.

Il progetto che porta sui palcoscenici di questi eventi le soundtrack ripensate di Matteo si chiama Anime Italian Live, un’iniziativa che ormai ha toccato, sempre partendo dall’Umbria per tornarci, tantissime regioni.

«Abbiamo toccato ormai più di 30 – 40 città in tutta Italia. Adesso non ricordo il numero esatto. L’anno scorso siamo ad esempio arrivati anche a Palermo, e in Sardegna, insomma abbiamo toccato anche le isole», spiega, «Il progetto Anime Italian si pone l’obiettivo di rendere accessibile e comprensibile, a un pubblico di appassionati, il J-Pop, che di fatto risulta nella sua forma originale, incomprensibile alla maggior parte degli italiani».

Matteo, dalla sua casa nei pressi di Montecchio, giorno per giorno decide quali canzoni tradurre, rendendole poi comprensibili, a partire dalla lingua inglese per arrivare all’italiano, per tutte quelle persone che amano gli Anime ma non hanno tempo di studiare il giapponese, che comunque è decisamente una lingua complessa.

C’è un sogno che lo muove , soprattutto nell’ultimo periodo, un nuovo obiettivo: «Spero di poter portare lo spettacolo di Anime Italian Live anche nei teatri in futuro: ci sto lavorando». 

Matteo Leonetti - Umbriacon - 2024

Dal prodotto iniziale al riadattamento

Le belle storie di progetti musicali funzionanti ed intriganti trasportano con loro, troppo spesso, un fardello narrativo che le allontana dalla realtà della vita. Sembra quasi che la band o le composizioni musicali nascano dall’etere e si materializzino in poche parole e gesti. Il cinema è complice della costruzione di questa idea della professione musicale, con i suoi musicisti sensazionali che suonano alla perfezione senza ore di pratica e di sconfortanti esercizi allo strumento. Nella maggior parte dei casi, i bei progetti sonori non nascono dal niente: al contrario, richiedono parecchi sforzi.

Anche nel caso di Anime Italian è meglio scendere più in profondità. Si scopre così che dietro a ogni canzone pubblicata da Matteo Leonetti c’è un metodo creativo piuttosto complesso, unico modo per raggiungere un risultato musicale fluido e giocoso, che appare naturale e godibile in italiano nonostante, nasca da una cultura molto diversa da quella nazionale.

Matteo racconta di adottare una scaletta di azione costituita da una fase di “ricerca e sviluppo” molto articolata, che solo in seguito si tramuta in composizione e incisione. Il tutto in perfetta coordinazione con la compagna Gilda Modica, alias Gimley, la quale si occupa in particolare del comparto video, grafico e programmazione.

«Ad oggi ho un’agenda con una metodologia abbastanza serrata», spiega Matteo, «

Sono fortunato perché ho una community definita di appassionati che mi supporta tutti i mesi tramite Patreon in cambio di privilegi esclusivi: anticipazioni, backstage, piccole cose che il follower casuale di YouTube o Instagram non ottiene.

Per loro devo avere una programmazione anticipata sulla stagione che arriva.

La metodica è abbastanza facile da spiegare. Ho diversi canali di ricerca che ricoprono tre aspetti molto importanti. Per quanto riguarda i cartoni animati giapponesi partiamo prima dal Manga, per vedere in terra natia quanto il fumetto originale sta vendendo. Dalle vendite del manga si capisce se ci sarà una trasposizione alla serie.

Una volta che viene annunciata una serie si può capire quante televisioni hanno acquistato i diritti di questa serie. Capito ciò, si capisce anche quante serie di quelle annunciate verranno trasmesse in Simulcast, anche in Italia, quante avranno il doppiaggio e così via».

Continua poi spiegando le ragioni di questa analisi così lunga: «Solo chi accetta il doppiaggio probabilmente sarà favorevole a sentire la sigla di un dato Anime in italiano».

È quindi una questione di conoscenza approfondita del proprio pubblico target e dei temi così detti “virali”. Ci vuole know-how per realizzare tutto questo. Matteo Leonetti non subisce l’onda di interesse nei social media, calando la sua musica nel panorama della comunicazione attuale, cosa che molti autori musicali ancora oggi non riescono a fare completamente. Ma non era facile fare Vlogging? Risponde lui stesso.

«È un po’ un terno al Lotto, è vero», afferma sorridendo, «perché pure io oggi lavoro con un pubblico mondiale, ma canto comunque in italiano, quindi non so mai con certezza se quella canzone che tutti nel mondo stanno ascoltando in Italia funzionerà. Forse no! Per capirlo un po’, tutte le stagioni faccio una diretta in cui annuncio 10 sigle e grazie a questa arrivo alle canzoni più desiderate. Ma chissà!».

Già, chissà, resta comunque il fatto che questo cantante ed autore umbro sta esplorando un settore che in Italia è esercitato in maniera regolare decisamente da pochi professionisti. Il futuro del genere è praticamente tutto da scrivere.

E il futuro di Anime Italian invece quale sarà nel 2024?

«A oggi sto lavorando per poter fare un altro tipo di concerto», risponde Matteo, «dedicato alle sigle degli Anime, anche quelle che hanno fatto la storia, quindi anni ’90 – 2000 a cavallo.

Quindi, i vari GTO, Neon Genesis Evangelion che nel mio concerto precedente (Anime Italian Live) non erano protagonisti. Quindi presto spero di poter fare questo tour facendolo proprio partire dall’Umbria, da Perugia con la data zero, sicuramente nei teatri. Probabilmente il concerto si chiamerà “era meglio prima”. Viene dalla battuta che tutti diciamo “era meglio prima”: ma anche prima dicevano lo stesso, quindi non si capisce quale è questo prima che era meglio. Da questo gioco di parole partirò…».

Staremo perciò a vedere come si svilupperà il dopo di Anime Italian, sfruttando il “prima”. Intanto, nell’ “adesso”, possiamo ascoltare nelle maggiori piattaforme di streming on demand e nei social i pezzi già pubblicati da Matteo Leonetti e farci trascinare un po’ dall’atmosfera J-Pop all’italiana. La simpatica compagnia di un musicista appassionato del colore giallo, delle coppole e di tutta la cultura NERD è assicurata.