San Francesco d’Assisi frequentò la valle reatina diverse volte, a partire dal 1209.

I quattro suggestivi santuari francescani della Valle Santa (Greccio, Fonte Colombo, La Foresta, Poggio Bustone), tuttora intrisi di una forte aura di sacralità che libera l’anima riportandola all’essenziale, sono legati a opere di eccezionale importanza: l’allestimento del primo presepe, la stesura definitiva della Regola e, forse, di alcune parti del Cantico delle Creature. L’eremo in cui san Francesco ebbe l’illuminata intuizione di rievocare la nascita di Gesù, in seguito trasformato in santuario da Giovanni Velita (cui probabilmente si devono i primi interventi edilizi realizzati nel 1228, anno della canonizzazione), si trova a Greccio. Il nucleo originario era formato dalla zona della Grotta del Presepe, dal dormitorio e refettorio primitivi (ben più semplici di quelli oggi visibili) e dalla cella di san Francesco. In questo luogo, nel 1223, l’assisiate commemorò per la prima volta la Natività organizzando il primo presepe della storia, al fine di attualizzare il mistero dell’Incarnazione e a dargli nuova linfa.

Si trattò di una vera e propria messa cantata e non solo di una rappresentazione scenica. Le fonti francescane (nn. 468-469) riportano quanto segue:

Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, chiamò [Giovanni Velita] a sé e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal santo. E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme. Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia. Il santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

Il punto esatto in cui Francesco diede vita al primo presepe corrisponde alla zona della piccola cappella del Presepe.

Qui, al di sotto della mensa dell’altare, è possibile vedere la roccia che, secondo la tradizione, ospitò il simulacro di Gesù Bambino in occasione della prima rappresentazione voluta da san Francesco. Degni di nota gli splendidi affreschi della lunetta (fine del XIV- inizi del XV secolo), attribuiti al Maestro di Narni, in cui sono accostati in maniera significativa il Natale di Betlemme (sulla destra) e il Natale di Greccio (sulla sinistra). La parte sinistra della lunetta è occupata dalla Maddalena in ginocchio, protettrice degli eremiti (non dimentichiamo che questo luogo, per molto tempo, fu un eremo), e dalla Natività di Greccio. San Francesco, in abiti diaconali, è in atto di adorare il Bambino adagiato nella mangiatoia, mentre alle sue spalle compare un gruppo di fedeli, tra cui spiccano Giovanni Velita, signore di Greccio, e sua moglie. Al di sopra del Bambino vi è un sacerdote nell’atto di celebrare la messa. Nella sezione di destra, in una grotta, sono raffigurati san Giuseppe e la Vergine che allatta il Bambino in fasce, sorreggendolo con il braccio sinistro, in un gesto umano e tenerissimo. In tutta la composizione si ravvisa un messaggio di amore e povertà, tanto semplice quanto potente e universale.

Il santuario di Greccio ospita anche una cospicua esposizione permanente di presepi provenienti da tutto il mondo, meta obbligata per chiunque si trovi a visitare questo ameno luogo dello spirito, incastonato nella roccia e immerso nel silenzio. 

Fotografie di Alessandro Giampietri (www.ag-fotografia.it )