Collestrada, storica zona di frontiera del territorio umbro dove la valle del fiume Tevere incontra la pianura di Assisi, rappresenta da sempre un importante insediamento strategico.

Grazie alla sua posizione geografica lontano dai centri abitati, sovrastante il fiume Tevere e circondata da un fitto bosco, ancora oggi costituisce un importante incrocio di strade. La cosiddetta “macchia di Colle”, il fitto bosco adiacente alla collina, nel corso dei secoli ha visto passare attraverso i suoi sentieri diverse genti: umili contadini, vescovi e briganti, soldati, santi e imperatori.

 

Gli etruschi e i romani

Lungo la “via Antiqua” la presenza di una fonte offriva già ai tempi delle prime comunità di etruschi acqua al paese di Collestrada. Grazie al ritrovamento alla base dell’antica torre del castello di una piccola urna risalente all’età ellenistica (II-I sec. a.C.), è stata avanzata l’ipotesi dell’esistenza di una necropoli etrusco-romana molto antica. Altri rinvenimenti ipotizzano la presenza di una delle prime stazioni di posta in epoca romana.

L’origine medievale del borgo

Si narra che già dall’Alto Medioevo sul Colle sorgesse un monasterium in cui erano custodite le reliquie di Asclepiodoro, un protomartire cristiano il cui corpo venne tagliato a metà quando ancora era in vita. All’opera “Vita Deoderici” del monaco Sigeberto di Gembloux dobbiamo la descrizione del furto di questa reliquia il cui mandante fu Deodorico, vescovo della città francese di Metz. 

Nel 970, il vescovo seguì l’imperatore germanico Ottone I nella sua discesa in Italia con lo scopo di accaparrarsi quante più reliquie di santi possibile dalla penisola. Venuto a conoscenza di questo antichissimo sepolcro nei dintorni di Perugia decise di avventurarcisi per arricchire il suo bottino.

Intorno ai primi anni del 1200 il Colle era sede di un lebbrosario in quanto zona disabitata e lontana dal centro delle città di Perugia e Assisi. Il fitto bosco che circondava la collina, inoltre, rappresentava un ottimo rifugio per briganti e per chi volesse sfuggire alle ingiustizie dei soldati cittadini. È in questo periodo che i rapporti tra le due eterne rivali peggiorano e le zone di confine come quella di Collestrada risultavano essere le più esposte alle violenze delle battaglie e le più contese tra le due potenze. Data la poca protezione, questi luoghi venivano presto abbandonati dagli abitanti per cercare sistemazione in zone più sicure e così, quale miglior zona poteva ospitare la sede di un ricovero per malati di lebbra? I contagiati di questa orribile malattia venivano guardati con ribrezzo da chi era “sano” e all’epoca si preferiva tenere queste persone lontano dalla civiltà. Quello che noi oggi conosciamo come “Ospedalone di San Francesco” e le mura del castello che vediamo è ciò che rimane dei tre lebbrosari esistenti in epoca medievale.

 

Le terre contese tra i nobili umbri e la prigionia di San Francesco d’Assisi

Collestrada continuava a essere un territorio prevalentemente rurale e le terre coltivate dai contadini appartenevano a due famiglie di aristocratici assisani: la prima, quella di Girardo di Gislerio, e la seconda, dei figli di Bernardo di Dodici. 

Fu nel 1198 che gli abitanti della zona di Assisi si ribellarono contro gli aristocratici e molte famiglie nobili, per salvare le proprie vite, chiesero cittadinanza alla vicina Perugia. Attraverso scritture di sottomissione molti possedimenti passarono così sotto il controllo della rivale. Assisi non tollerò questo affronto e così nel 1216 scoppiò l’ultima cruenta battaglia tra i due eserciti che vide Perugia vittoriosa in quanto militarmente più preparata. 

Giovanni, figlio di Pietro da Bernardone, venne catturato qui dall’esercito vincitore per quasi un anno finché la sua facoltosa famiglia non pagò il riscatto e venne liberato. Conosciuto come “il Francesco” perché di madre francese, quando tornò a casa cominciò una vita completamente diversa dalla precedente: passava molto tempo nei sentieri del bosco del Colle e già si era sparsa la voce del suo straordinario rispetto verso le creature che lo abitavano. In un’epoca di ripetute violenze questo era un comportamento fuori dal comune e il suo entusiasmo nel prendersi cura delle creature viventi meno fortunate si manifestava anche attraverso l’accudimento degli ospiti del lebbrosario. Grazie al lazzaretto si venne così a creare sul Colle una zona relativamente protetta e lontana dalle scorribande e i pericoli dell’epoca anche se, purtroppo non ne era completamente immune. Nel 1367 l’esercito inglese venne a occupare il paese portando le loro barbarie e se ne andò solo dopo aver ricevuto dai signori di Perugia un riscatto di 4.000 fiorini. Ancora, nel 1540 in piena guerra del sale, le truppe di Papa Paolo III fecero razzia di tutto il bestiame di Collestrada. 

Sicuramente, la battaglia del 1416 tra Malatesta di Rimini e Braccio Fortebraccio, fu lo scontro più crudele avvenuto da queste parti: Perugia era difesa dal Malatesta e l’avversario Fortebraccio, spalleggiato da alcuni nobili perugini, anche se in svantaggio decise di attaccare strategicamente le truppe nemiche sulle rive del Tevere. Dopo una lunga ed estenuante battaglia che sembrava essere senza vincitore e dove Fortebraccio aveva deciso di dividere il proprio esercito in piccole bande che assicuravano maggiore flessibilità e recupero dopo i singoli scontri, mentre le truppe sfinite del Malatesta si riposavano sulle rive del fiume, queste vennero attaccate dall’esercito avversario. Fortebraccio vittorioso prendeva così il controllo di Perugia. 

Dalla metà del XV secolo, il paese di Collestrada cominciò ad avere un lento ma progressivo declino. Le mura del castello appartenevano ancora all’Ospedale della Misericordia ma la sua funzione sanitaria era ridotta al minimo e veniva svolta nella struttura intitolata a San Lazzaro. 

I Collesi

Tornando alla storia più quotidiana degli abitanti del posto possiamo raccontare di come la comunità intera del Colle si impegnò nella costruzione dell’orologio del campanile. Realizzato nel 1854 dal marscianese Gustavo Salvatorelli al costo di 50 scudi, oggi le sue lancette arrugginite non segnano più l’ora esatta.

Per secoli, l’economia del Colle ruotava attorno alle proprietà terriere dell’Ospedalone. I Collesi erano umili contadini che conoscevano la natura e ne apprezzavano i suoi frutti. Verso la fine del XIX secolo cominciò ad affermarsi la pratica della bachicoltura. Qui si allevava il bombice del gelso, una piccola farfalla la cui larva si trasforma in crisalide dentro un bozzolo costituito da un unico lungo filo di seta: il baco da seta, che si nutre esclusivamente di foglie di gelso. Si sviluppò così la gelsicoltura ma con l’avvento delle fibre artificiali si tornò a utilizzare del gelso soltanto le more come frutti commestibili.

Quella che oggi è conosciuta come “Casina Piceller” svolgeva la funzione di centro di raccolta delle elemosine destinate al sostentamento del lazzaretto. Sorge ai limiti del territorio di Collestrada in direzione di Perugia e, ai tempi, delimitava il confine tra “sani” e “malati”. Qualcuno sostiene che fu innalzata in memoria della battaglia tra le rivali Perugia e Assisi del 1202 o 1203 e dove fu fatto prigioniero Francesco d’Assisi.

La chiesa della Madonna di Campagna ospita nella parete dietro l’altare un affresco datato al XIV secolo e attribuito a un allievo della bottega del maestro di Santa Giuliana, anche se qualcuno ha voluto vederci la mano del Perugino. Lo spettacolo che si gode dal campanile ripaga la fatica e l’insicurezza di salire attraverso una ripida e malconcia scalinata, da qui infatti si può ammirare la cima del Monte Subasio e sorvolare con lo sguardo il fitto bosco.

 

La selva di Colle

Durante la Seconda Guerra mondiale l’Ospedalone di San Francesco fu convertito in una struttura per ospitare orfani: la Colonia Scuola e gli abitanti del Colle si mostrarono sempre disponibili ad aiutare questi poveri ragazzi. Nel settembre del 1943 Collestrada venne occupata dai tedeschi, soprattutto per presidiare l’adiacente aeroporto di Sant’Egidio. Tutta la zona divenne un deposito di munizioni per armi leggere, gli ordigni addirittura furono accatastati sotto il campanile della chiesa e neanche il bosco fu risparmiato: qui i nazisti ebbero l’accortezza di nascondere gli esplosivi più pericolosi.

Collestrada divenne una vera e propria Polveriera che, nei primi di giugno del 1944 le truppe germaniche fecero esplodere prima di avanzare la loro ritirata. I Collesi riuscirono a convincerli a spostare tutte le armi all’interno di una grande buca scavata nel bosco per farle scoppiare lontano dalle mura. Il boato fu incredibile e gran parte della macchia venne distrutta. Ancora oggi capita di trovare nei pressi del bosco o in qualche campo adiacente bombe a mano o qualche proiettile di mitragliatrice.

Il bosco urbano di Collestrada

Nel 2010 è stato inaugurato il parco urbano all’interno del bosco comunale di Collestrada. All’interno della sua superficie di 63 ettari si distinguono ben dieci diversi sentieri da poter percorrere a piedi o in bicicletta. La loro denominazione rispetta i toponimi con cui gli abitanti del posto, nel corso del tempo hanno chiamato, e tutt’ora chiamano, le zone nella macchia.

Lo Stradone” o “strada de mezzo” è la strada principale che collega Collestrada con Brufa e che divide in due la “macchia”. Durante la Seconda Guerra mondiale fu lastricata dai tedeschi per essere percorsa dai mezzi pesanti.

La Pianaccia” è la parte più pianeggiante del bosco di Collestrada.

Le buche delle bombe” è la zona in cui vennero fatte brillare le varie cataste di proiettili di cannone, l’esplosione creò dei crateri nel terreno così grandi che ancora oggi sono visibili.

La Vallocchia” è una zona che presenta un notevole avvallamento del terreno.

La strada del metano” è il percorso più recente poichè nasce dopo la creazione del metanodotto negli anni ‘80 e si distingue dagli altri percorsi per non avere una storia legata al territorio. Sicuramente, da molto prima della Seconda Guerra Mondiale, in questa strada che portava verso Brufa, esisteva una costruzione chiamata “la caccia de le palombe” che serviva come capanna d’appoggio ai cacciatori dei colombacci e che veniva utilizzata da questi durante i loro appostamenti. Intorno a questa capanna venivano realizzati su circa sette querce gli appostamenti necessari alla caccia e, sulla quercia più alta “la cerqua de l’aviso”, uno dei cacciatori fungeva da vedetta per poter avvisare l’arrivo dei colombacci agli altri compagni.

Il fosso dello sbirro” è la zona più impervia del bosco ed è attraversata da un fosso chiamato appunto “de lo Sbirro”. Il toponimo risale a tempi così lontani che non se ne conosce l’origine ma l’ipotesi della singolare denominazione di questo luogo più accreditata è quella che considera il fosso come il confine naturale tra l’Ospedalone del Colle e il bosco e che probabilmente veniva presidiato dai “birri” o “sbirri”, le scorte armate che controllavano tale area.

La Troscia” è una cavità nel terreno in cui si raccoglieva l’acqua proveniente dal “fosso de lo sbirro” che poi proseguiva fuori dal bosco per immettersi nel fiume Tevere. Durante tutto l’anno risultava essere una preziosa riserva d’acqua e nel dopoguerra veniva utilizzata per fare il bucato.

Gli Elci” è un’area in cui c’era una prevalenza di piante di lecci. In questa zona si riscontra la presenza di una cava di pietra arenaria dalla quale si racconta che venne estratto il materiale per costruire l’Ospedalone dei lebbrosi del Colle intorno al XIII sec. d.C.

La Rogaja”, zona ricoperta di rovi che delimita l’inizio di un’altra zona del bosco chiamata “Monticchio” piuttosto ripida. Sulla sua cima venne costruito durante il periodo compreso tra le due grandi guerre “l’roculo”, una trappola per uccelli.

La Polveriera” è la zona in cui l’esercito tedesco fece esplodere gli ordigni bellici. La deflagrazione diede origine a questo enorme cratere, che ancora oggi è ben visibile nella vegetazione e che ha dato il toponimo al sentiero

 

Il XX secolo a Collestrada

Dalla fine degli anni ‘90 questa frazione del comune di Perugia diventa sede di un’isola commerciale che riesce a trasformare le abitudini d’acquisto di molti abitanti della regione. In contrasto con la pianura industrializzata, dentro le mura del borgo antico si continuano a promuovere e diffondere le tradizioni storico-culturali del paese grazie all’ Associazione “Colle della Strada” che tra le tante iniziative si occupa di organizzare, ad esempio la festa quinquennale dedicata all’assunzione in cielo di Maria e altre attività ludico-ricreative. Qui ha sede l’Associazione Culturale “Teatrodicolle” che nasce nel 1975 dall’iniziativa spontanea di un gruppo teatrale di giovani del quartiere e che fino ad oggi ha svolto la propria attività di laboratorio e sperimentazione teatrale. Rappresenta un punto di riferimento culturale per la comunità dei collesi in una realtà disgregante come può essere quella della periferia urbana.

La compagnia ha collaborato con diverse istituzioni e associazioni di volontariato, partecipando a numerosi festival e rassegne nel centro Italia ottenendo premi e riconoscimenti. Sempre attenta ad affrontare importanti e delicate tematiche sociali, la loro produzione teatrale è rivolta anche alla conservazione della lingua e del patrimonio culturale della tradizione umbra. Vengono messi in scena spettacoli che danno spazio all’improvvisazione e che si ispirano a leggende e fiabe della cultura popolare.