Tra gli innumerevoli gioielli che l’Umbria custodisce, vi è un luogo ricco di fascino. Non solo per la storia e le sue origini, ma anche per lo scrigno di tesori pittorici che conserva.

A tal proposito vorrei parlarvi della chiesa di San Michele Arcangelo, situata lungo la via Flaminia, in località Schifanoia, un toponimo longobardo che indica un luogo destinato al pascolo e all’allevamento delle greggi. 

È uno dei luoghi simbolo del cristianesimo e dell’eremitaggio nel territorio narnese da tantissimi secoli. L’edificio ha origine, secondo la tradizione locale, da un antico culto di San Michele Arcangelo che qui avrebbe sostato. Si narra della venuta a Schifanoia del Santo come di un fatto realmente accaduto e non come un’apparizione celeste. Il racconto viene tramandato da generazione in generazione e ancora oggi è particolarmente sentito dalla popolazione locale. In una sera di maggio, il Santo dritto in piedi su un carro da guerra trainato da possenti e giovani tori arrivò a Sant’Urbano, un paese vicino Schifanoia in mezzo ai boschi della montagna Narnese.

Il Santo si offrì come protettore alla popolazione di Sant’Urbano, ma questi diffidarono e non lo accettarono. San Michele Vistosi rifiutato prosegui ed arrivò a Schifanoia, lasciando i solchi delle ruote del carro sulla roccia che, si dice, ancora oggi si vedono insieme alle impronte delle zampe dei tori furiosi.

L’IMPIANTO ARCHITETTONICO DELLA CHIESA

L’edificio in stile romanico è costituito da due corpi che si incontrano in un punto centrale formando un angolo ottuso. La facciata a capanna, è connotata da un portale a tutto sesto, leggermente spostato sul lato destro, sopra il quale si trova un’edicola con una croce ogni anno decorata con rami di bosso in occasione della festa di san Michele. La parte superiore mostra una finestra tonda, forse a suo tempo un rosone e un campaniletto a vela di fattura recente che sostituisce l’antico, andato distrutto. L’ aula abbaziale è rettangolare L’interno è composto da due adiacenti volumetrie di cui la seconda, quella di fondo, sembra essere la più antica ea cui si accede attraversando un corridoio posto sotto il campanile della primitiva chiesa. Le pareti del largo corridoio, che sembra un’anticamera, sono affrescate e la parte del pavimento corrispondente, anziché essere normali mattoni, come nella prima parte, è formato da fioroni di cotto scuro e lucido formati da quattro spicchi che non combaciando perfettamente formando una croce al centro di ogni limone. 

LA BELLEZZA DEGLI AFFRESCHI 

Tutti gli ambienti sono dipinti con affreschi: quelli dell’aula abbaziale, databili tra il XIII e il XV secolo, raffigurano l’ascensione al cielo di Gesù con al di sotto due schiere di persone, la Madonna e gli Apostoli da un lato e un gruppo di uomini e donne vestiti sontuosamente dall’altro. 

Il presbiterio è rialzato e presenta l’iconostasi affrescata con San Michele Arcangelo, opere attribuita al maestro di Narni del 1409. I dipinti del catino absidale dell’auletta abbaziale rappresentano tra gli altri Santi, Papa Giovanni XIII di origine narnese, l’imperatore Ottone I e la sua sposa Adelaide, la giovane principessa Teofano ed il futuro imperatore Ottone II. La rappresentazione a fresco ricorda il passaggio per quell’abbazia del corteo imperiale che da Roma, dopo il matrimonio di Ottone II, muoveva verso la Germania. Questo sicuramente a testimonianza dell’importanza che aveva per i Longobardi il territorio della bassa Umbria.

L’abbazia è censita come uno dei luoghi del FAI e merita assolutamente una visita. Per giungere alla chiesa uscire da Narni verso Roma e percorrere la Via Flaminia fino all’incrocio per Calvi, quindi girare a sinistra e seguire la provinciale prendendo poi la strada per la frazione Schifanoia. 

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.schifanoia.it