Quando ho bisogno di silenzio e raccoglimento, c’è un posto, a Perugia, che soddisfa le mie necessità, di solito ci vado a piedi perché anche solo arrivare in cima a queste scale, che vedente in foto, dà un senso di felice stanchezza e di passività ricettiva.

La vista cambia, la prospettiva cambia, la mente cambia. Ci si arriva attraversando il Cassero di Porta S. Angelo, fuori dalle mura di epoca medievale, e salendo per una ripida via mattonata fiancheggiata da piccole cappelle della “Via Crucis” (1633-1636): sto parlando quindi del “Convento di S. Francesco al Monte” o “Monteripido”.

LA STORIA del CONVENTO

Sul colle a nord di Perugia, chiamato appunto Monteripido, vi prese dimora il beato Egidio, terzo compagno di Francesco d’Assisi, nel 1229. Dopo qualche anno dalla sua morte, il luogo, su cui era edificata una domus, un oratorium e altri edifici, fu donato dalla nobile famiglia Coppoli ai frati con la clausola di viverci per conservare e diffondere la memoria di Egidio. Quando nel 1374 Paolo Vignozzi della famiglia Trinci di Foligno, detto Paoluccio (1309-1391), grande propulsore del movimento dell’Osservanza, a Perugia vinse la disputa contro i Fraticelli ereticali, gli venne concesso l’eremo del Monte. Ben presto questo luogo fu abitato da frati che brillarono per santità e dottrina, lo stesso Bernardino da Siena nel 1440 avviò l’istituzione dello Studio generale dell’Ordine. Mentre con la sua predicazione combatteva l’usura, diffuse anche i principi in favore della proprietà privata, l’etica del commercio, la determinazione del valore e del prezzo, e l’equo interesse sui prestiti. La dottrina prese vigore tra i frati di Monteripido conseguendo un risultato universale: la creazione delle banche moderne basate sul fondo di rotazione del danaro. Tra i frati dello Studium di Monteripido, infatti, c’era frate Barnaba Manassei di Terni, “asceta ed economista”, che al carisma della contemplazione univa un grande senso pratico e organizzativo in favore dei poveri. Proprio in questo eremo nel 1462, volendo liberare i poveri dall’oppressione dell’usura, venne maturato il progetto di fondare i Monti di Pietà. Drammatici sconvolgimenti si verificarono nei secoli XVIII e XIX: il decreto del 1810, a firma di Napoleone, e poi quello del 1860 prescrissero la soppressione delle corporazioni religiose di qualsiasi ordine e congregazione. 

Il convento e la biblioteca venivano confiscati, i frati cacciati e dispersi, mentre l’edificio veniva destinato a scopi militari e affittato ad alcune famiglie. Nel 1874 i frati ricomprarono il complesso conventuale e il 20 maggio 1875, festa di san Bernardino da Siena, dopo i necessari restauri, con la riapertura del convento e il ritorno della nuova comunità francescana, nel luogo riprese a pulsare la vita.

LA STORIA della CHIESA

Nel cuore del Convento s’innalza la Chiesa edificata nel secolo XV e dedicata a san Francesco d’Assisi. Dell’antico edificio oggi rimane la bella e solenne abside gotica; il resto del tempio, invece, è frutto del rimaneggiamento avvenuto nella seconda metà del 1800. La Chiesa ingloba, nel fianco sinistro, l’Oratorio cinquecentesco innalzato dall’architetto perugino Orazio Alessi e dedicato alla Vergine Immacolata. Ricca un tempo di opere d’arte del Perugino, de Lo Spagna e di altri pittori, ne venne spogliata con la requisizione dei beni ecclesiastici avvenuta nel 1800. Tuttavia, custodisce affreschi del secolo XVI e numerose pale d’altare dei secoli successivi. Nella parete destra, splende il trittico del “Transito di san Francesco”, che il grande maestro perugino Gerardo Dottori dipinse nel 1923 e poi donò ai frati del Convento nel 1971.

Accanto alla Chiesa c’è il quattrocentesco chiostro detto di San Bernardino; nel piano alto si può visitare, accompagnati da un frate, l’antico convento, nel cui piccolo corridoio si affacciano le povere e disadorne celle un tempo abitate dai frati. Attraversando i Chiostri, si raggiunge l’”Oratorio del Beato Egidio”, sorto sull’antico romitorio in cui abitò lo stesso Beato per oltre trent’anni e in cui morì il 23 aprile del 1262.

Nella parete, su un antico dipinto della Crocifissione è la scarna e penitente immagine di Egidio, dallo sguardo fiammeggiante.

LA STORIA della BIBLIOTECA

La costruzione della nuova Biblioteca iniziò nel 1754 per interessamento del Padre Carlo Maria Angeletti da Perugia. Fu Mons. Riccardo Fernaini, vescovo della città, a porre la prima pietra proprio sulle fondamenta di una rocca o fortezza, iniziata al tempo di Urbano VIII nel 1644. I lavori, affidati all’architetto perugino Pietro Carattoli, vennero portati avanti con grande impegno e gara di generosità da parte di tutta la città per sostenere i lavori iniziati. Nulla lasciava presagire che di lì a poco la Biblioteca di Monteripido, ricca di circa 10.000 volumi, perfettamente ordinati e classificati in appositi artistici scaffali, dovesse essere smembrata e dispersa, prima con le requisizioni napoleoniche del 1810, poi con la demanializzazione del 1866; conseguentemente, i testi più preziosi furono trasferiti alla Biblioteca comunale di Perugia e alla Biblioteca dell’Università. Nel 1874 i frati riscattarono il Convento all’asta e riacquistarono i mobili-scaffalature della Biblioteca. Attualmente essa conserva circa 23.000 volumi, tra cui manoscritti del secolo XVIII-XIX, cinquecentine di notevole valore ed un prezioso archivio con documenti dal secolo XVI. Negli anni ‘90 venne restaurata la splendida decorazione del soffitto, opera di Paolo Brizi da Fano.

Quindi a Monteripido vi attende un luogo storico, di culto e di cultura, di silenzio e di pace, un luogo dove puoi avere un sguardo proiettato verso fuori, verso la città e le verdeggianti colline circostanti, e un sguardo verso l’interno, introspettivo, rivolto al profondo del nostro essere. 

Perciò se è vero quel che dice Lao Tzu, fondatore del taoismo, che il silenzio è una fonte di grande forza, allora di forza questo posto ne ha davvero tanta.