La fama di Cibottola è legata ad un famoso convento francescano dedicato a san Bartolomeo e si trova in mezzo ad un bosco nel comune di Piegaro, nelle vicinanze del Castello di Cibottola, semidistrutto.

La sua costruzione risale ai primi tempi del francescanesimo, precisamente al periodo compreso fra il 1216 e il 1226, quando cominciò l’espansione dell’ordine. Il terreno dove sorse il convento fu donato a san Francesco dai monaci benedettini della vicina Abbazia dei Sette Fratelli di Pietrafitta, mentre l’edificio fu eretto a spese della vicina Perugia intorno al 1223. Sicuramente il convento doveva esistere al 1291 dal momento che è documentata un’indulgenza concessa nel 1291 da Papa Nicolò IV a tutti coloro che avessero visitato la chiesa del convento. Fu dei Conventuali fino al 1474 e poi passò agli Osservanti. Nel 1626, per indulto del papa Urbano VII, passò ai Riformati e per molti anni fu sede di un noviziato, di un professorio e di uno studio di logica, filosofia e teologia.

Fotografie scattate dopo il crollo – Fotografia di Paola Buzzetti

Secondo la tradizione, nel convento dimorarono per tempi più o meno lunghi lo stesso Serafico, sant’Antonio da Padova, san Bonaventura da Bagnoregio e il beato Egidio di Assisi. Le antiche cronache francescane dei secoli XIV e XV riferiscono invece che in tale luogo frate Masseo (fra coloro che assistettero alla prima miracolosa manifestazione delle stimmate di san Francesco) “impetrò dal Signore la virtù dell’umiltà, dopo aver protestato che in cambio avrebbe dato perfino gli occhi”. Altro episodio, relativo allo stesso frate e sempre nello stesso luogo, fa riferimento alla raccomandazione ad un confratello “di scorgere sempre il bene negli altri, per poter diventare buono”. Il convento san Bartolomeo fu anche sede del noviziato e proprio qui si presentò nel 1750 il giovane Giovanni Croci, noto come Beato Leopoldo, per essere ammesso all’Ordine.

Il convento aveva anche un ospizio nella vicina Perugia, donato con testamento da Bartolomeo Cini (politico, imprenditore e finanziere toscano). L’amministrazione dell’ospizio era regolata da un compromesso tra il custode ed i frati di Cibottola, firmato il 30 maggio 1774 e approvato dal ministro provinciale padre Epifanio da Onano il 22 settembre 1777. Lo stesso ministro vi apportò delle aggiunte a vantaggio dei frati, approvate dalla adunanza generale del 13 aprile 1778. Nel 1860, in seguito all’emissione del decreto Pepoli, con il quale si sopprimevano tutti gli ordini religiosi, tranne i Mendicanti, i religiosi di Cibottola manifestarono il loro disappunto. Il 3 gennaio 1861 essi compilarono la dichiarazione di voler continuare a vivere e professare la Regola del proprio ordine nel convento di san Bartolomeo, ma nel 1866, con l’avvento dello Stato Unitario, fu incamerato dal Demanio d’Italia, e venne comunque chiuso ed i frati novizi trasferiti al convento di san Damiano di Assisi. Soltanto ai frati più vecchi fu consentito di rimanervi fino alla morte. Venne chiuso poi definitivamente nel 1892, come scritto nel libro del 1992 “Memorie di una terra: Piegaro e i suoi castelli” di Senoforte Pistelli e Gianluca Pistelli, e i beni mobili e immobili furono venduti all’asta e sparsi un po’ ovunque. Tra questi un crocifisso ligneo del Cinquecento, oggi conservato nella chiesa di Santa Maria Assunta a Pietrafitta, che fu trasportato in gran segreto nella nuova sede quando il convento venne soppresso. Il particolare di questo crocifisso è il casco di spine e non la corona in testa a Cristo. 


Attualmente la struttura è in parte crollata, ragion per cui le visite sono vietate per ragioni di sicurezza. Un peccato che una struttura di un certa importanza storico-religiosa non sia stata recuperata, anche perché all’interno vi erano delle opere pittoriche ormai andate perdute. 

Fotografie scattate dopo il crollo – Fotografia di Paola Buzzetti