Il percorso museale si sviluppa attraverso venti sale. Si apre con un richiamo alle origini microasiatiche della domesticazione della vite e al diffondersi della usa coltura nonché dell’uso del vino nel bacino del Mediterraneo. Trova qui collocazione una raccolta di reperti che vanno dall’età cicladica a quella tardo-imperiale.

L’attenzione posta alle vie del commercio conduce quindi all’Umbria e alla vasta documentazione sulle tecniche e sulla produzione riguardanti l’attuale regione e la zona circostante attraverso i secoli. Nei quattro ambienti successivi trova collocazione una vasta selezione di contenitori vinari in ceramica di età medievale, rinascimentale, barocca e contemporanea a sua volta articolata nei settori tematici: “Il vino come alimento”, “Il vino come medicamento” e “Il vino nel mito”.

Segue una sezione dedicata all’oreficeria e all’arte del metallo: ad essa appartiene un insolito corpus di ferri da cialda, dal XIII al XIX secolo, qui raccolti per la presenza del vino nella preparazione dei dolci e per la loro funzione di naturale complemento al consumo del vino.

Il percorso continua con la vasta raccolta di incisioni a tema che vanno da Mantegna a Picasso. Segue una collezione di ex libris e un’esaustiva selezione di testi antiquari riguardanti il vino nella letteratura, nella trattatistica e nell’editoria popolare.

museo del vino - brocca artistica

Il vino come alimento e come medicamento

Elemento portante delle lontane civiltà mediterranee, il vino ha largamente contribuito alla capacità di autosufficienza di società prevalentemente agricole. Con la caduta dell’Impero romano, nei lunghi periodi di invasioni, guerre e spostamenti etnici che seguirono, il vino diviene alimento di sussistenza e merce di scambio, prodotto sia nelle campagne che nell’ambito delle mura cittadine e conventuali. Dopo il Mille la ripresa demografica ed economica ne incentiva la produzione, consentendone da allora la presenza nelle abitudini alimentari nel quotidiano. L’aumentato consumo si riflette nella diffusione di contenitori ceramici, dai semplici boccali e misure del “vinello” delle tavole contadine e delle mense monastiche alle coppe istoriate e alle fiasche da parata presenti nelle consuetudini e negli arredi delle classi privilegiate: manufatti tutti ampiamente presenti nelle collezioni del Museo.

Oltre all’utilizzo alimentare e a quello liturgico, il vino è stato sempre presente anche nella farmacologia, sia come elemento in grado di esaltare gli ingredienti che in esso venivano messi a macerare, sia come elemento privilegiato nelle ricette “magistrali”. Il vino è largamente presente nella medicina romana dagli iniziali caratteri magico-religiosi, derivata dall’etrusca e dalla latina, come in quella di aperta derivazione greca. Si riteneva in questa che il vino contribuisse a ristabilire l’equilibrio di un corpo malato in virtù della sua capacità di sintetizzare i quattro elementi alla base dell’Universo (acqua, terra, fuoco e aria), cui corrispondevano, secondo la teoria di Ippocrate, i quattro umori del corpo umano.

Nel Museo la trattatistica è presente con edizioni colte dal XV al XVIII secolo di testi medici tra i più noti; i coevi vasi che li affiancano – versatoi, bottiglie, albarelli, pillolieri, unguentari – recano sul ventre l’indicazione del medicamento, rilevando nel decoro che li orna la funzione di prestigio richiesta dal singolo speziale come dalle farmacie ospedaliere, conventuali e principesche.

Museo del Vino di Torgiano