In Umbria non è raro trovare mosaici risalenti all’epoca romana, a San Gemini (Parco Archeologico di Carsulae), a Trevi (sito di Pietrarossa), a Bevagna, a Spello tanto per citarne alcuni, ma quello che vorrei portare alla vostra attenzione, in questo articolo, è quello che si trova a Perugia ed è chiamato mosaico di Orfeo o di Santa Elisabetta, che si trova oggi inglobato all’interno del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Perugia in via Pascoli, nella zona della Conca.

Sito ancora poco noto al grande pubblico, porta il nome della chiesa nei pressi della quale venne scoperto, e sappiamo, dai studi archeologici, che apparteneva ad un complesso termale realizzato fuori la cinta muraria etrusca, in un’area ricca di acque e che rappresenta uno dei più importanti monumenti di età romana della città. 

Il mosaico che misura 14,10m x 8,10m è realizzato in tessere bianche e nere ed è incorniciato da una doppia fascia di tessere nere che ne delimita i bordi; raffigura il mito di Orfeo nell’atto di incantare le fiere con il suono della lira. Sono presenti quaranta animali delle specie più diverse e ciò sta a rivelare una tecnica di alto livello artistico eseguita da maestranze romane. Il complesso ebbe lunga vita e fu probabilmente trasformato in un edificio di culto cristiano, come testimoniano la presenza di un’abside e, sulla superficie pavimentale in prossimità del rinoceronte, i due segni a croce incisi.

Gli scavi effettuati nel 1875 hanno portato alla luce questo ampio pavimento in tessellato, pertinente, come già detto, ad un complesso termale e che viene datato al II secolo d.C. Dell’edificio non sono note né le caratteristiche strutturali né lo sviluppo planimetrico. Il complesso, secondo la documentazione archeologica, venne definitivamente abbandonato all’inizio del VI secolo d.C.

RESTAURI MODERNI

Il pavimento è stato oggetto di consistenti restauri nel 1964 che, contestualmente al progetto che prevedeva il recupero dell’area della Conca per essere adibita a sede di strutture universitarie, oltre a scoprire l’intera superficie del mosaico, misero in luce tratti di un pavimento in cocciopesto e un frammento di un sarcofago strigilato. I numerosi interventi per il recupero del piano pavimentale sono stati recentemente illustrati in L. Cenciaioli, A. Botti, A. Scaleggi, Perugia, un importante monumento romano: il mosaico di Orfeo e le Fiere. La storia e i problemi di conservazione e restauro, in AISCOM VIII, Ravenna 2001, pp. 177-180, e in F. Asdrubali, R. Barbuta, S. Massa, Considerazione ed ipotesi d’intervento conservativo per il mosaico di Orfeo a Perugia, in AISCOM VIII, Ravenna 2001, pp. 185-196.

Il sito del portale turistico di Perugia riporta i seguenti orari di apertura: (orari che si rifanno alla situazione pre-pandemica da covid19)

Orario di apertura: lunedì-venerdì 8:00-19.00  
Chiuso: sabato, domenica e festivi
Accessibile ai disabili
Ingresso libero
Info: tel. 075 5855604-5 
sitowww.perusia.unipg.it/mosaic.htm

Parlare di questo sito archeologico mi dà il pretesto per accennarvi di un altro fortuito e recente ritrovamento poco distante da Perugia ovvero la Villa dei Mosaici di Spello. 

Tutto è iniziato casualmente quando nel luglio 2005, appena fuori le mura di Spello, in località Sant’Anna, venne alla luce un complesso monumentale romano di notevoli dimensioni. Dalla terra affiorarono i resti di un mosaico antico, che diedero il via alle operazioni di scavo e, a seguire, di restauro.

Un accurato lavoro, svolto in sinergia da Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Umbria, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e Comune di Spello, ha permesso di recuperare e musealizzare una delle scoperte archeologiche più prestigiose degli ultimi anni.

Le indagini archeologiche hanno individuato venti ambienti, probabilmente relativi al corpo centrale di una villa di età tardo imperiale. Splendidi i mosaici pavimentali recuperati. La fluidità del disegno e la resa cromatica, soprattutto dell’ambiente più grande, testimoniano l’alta qualità tecnica della bottega, le cui maestranze potrebbero venire da Roma per rispondere all’esigenza di un committente particolarmente facoltoso e di una specifica collocazione sociale.

Gli studi hanno individuato due fasi costruttive ben distinte: la prima di età augustea (27 a.C.-14 d.C.), attestata dai resti di pavimentazione in cementizio, la successiva in piena età imperiale, tra il II e gli inizi del III secolo d.C. La fluidità del disegno e la resa cromatica, soprattutto del triclinio, testimoniano l’alta qualità tecnica della bottega, le cui maestranze potrebbero venire da Roma per rispondere all’esigenza di un committente particolarmente facoltoso e di una specifica collocazione sociale.

L’identità del proprietario è ignota, non ci sono iscrizioni con il suo nome, né finora altri indizi della sua presenza a Spello. Sicuramente doveva trattarsi di una persona ricca e potente, viste le dimensioni della dimora, proprio a ridosso delle mura di Spello. Lo studio del mosaico al centro della stanza principale, con scena di mescita del vino, ha fatto ipotizzare verosimilmente che si trattasse di un viticoltore.

Potrete trovare tutte le info relative anche agli orari di apertura nel loro sito www.villadeimosaicidispello.it