Oggi si celebra la Giornata Internazionale delle Donne: imprenditrici, madri, donne aggressive, donne gentili, forti o deboli, brutte o belle (che poi chi lo decide?), spiritose o taciturne, ma pur sempre donne.

C’è chi racconta che questa giornata sia stata istituita nel 1908, per ricordare ogni 8 marzo le operaie che persero la vita nel rogo di una fabbrica tessile della città di New York. C’è chi sostiene che questa sia una frottola. Ma ha davvero così tanta importanza?

Fra polemiche, auguri reali ed auguri di circostanza, la Festa della Donna permette, comunque sia nata, di fare il punto sulla “questione femminile”, di monitorare, di riflettere su ciò che ancora c’è da fare per ottenere una reale parità di genere.

Consente anche di ricordare gli splendidi traguardi già raggiunti dalle donne grazie all’impegno costante e ai sacrifici di figure femminili moderne le quali hanno dovuto lottare per essere ciò che desideravano.

Nella storia se ne sono distinte moltissime, in tutto il mondo, per sagacia e capacità di innovazione, anche nel mondo dell’imprenditoria. In questa folla così varia e carica di positività troviamo anche delle umbre.

Anche loro si sono distinte grazie a idee, competenze ed energia. Racconteremo i traguardi di tre di queste donne, Romeyne Robert Ranieri di Sorbello, Luisa Spagnoli e Maria Grazia Lungarotti, ma solo ad esempio di tutte le altre che ce l’hanno fatta o che hanno dovuto arrendersi a pochi centimetri dal loro traguardo di vita.

8. Tavolo ricami - donne imprenditrici - romeyne robert

Luisa Spagnoli: il femminile si fa innovazione

Luisa Santa Maria Anna Sargentini, meglio nota come Luisa Spagnoli, è certamente la più famosa fra le imprenditrici delle quali abbiamo deciso di parlare. Donna d’affari, su di lei sono stati scritti negli anni libri, articoli, approfondimenti. Le è stata dedicata una mini-serie in due puntate nella quale viene interpretata dalla bravissima attrice Luisa Sargentini. Persino un tipo di cioccolato fondente porta il suo nome. Una notorietà prorompente, legatissima all’attività imprenditoriale della donna.

Della vita privata di Luisa infatti si sa ben poco. Le memorie che se ne hanno vengono per lo più dal ricordo di famiglia e dalle testimonianze di chi molto tempo fa ha potuto conoscerla, con tutto quello che comportano: idealizzazione ed invenzione in primis. Tutto ciò che si sa infatti non deriva da diari o carteggi personali, perché non ne lasciò: gli unici suoi documenti scritti rimasti sono il certificato di battesimo e l’atto di matrimonio.

Eppure sembra di saperne così tanto, vero? Ciò accade quando i risultati raggiunti da una persona sono così prorompenti e personali da parlare indirettamente di lei.

Raccontano Luisa gli abiti firmati Spagnoli indossati da attrici, cantanti e personaggi femminili leggendari, come Lana Turner, Esther Williams, Sophia Loren, Anna Magnani. Parla di lei il Bacio Perugina, cioccolatino goloso e diffuso in tutto il mondo, che negli anni non ha perso un grammo di genialità e di gusto.

Questi prodotti narrano l’essere di una donna forte, devota al lavoro ed iper-creativa, nata in un contesto per nulla agiato. Luisa Sargentini nacque in effeti in una famiglia grande e povera, il 30 ottobre del 1877 a Perugia. Il padre era pescivendolo e la madre casalinga.

In più, perso il papà quarantatreenne a causa di una polmonite nel 1878, dovette lasciare la scuola ad appena 13 anni per lavorare da apprendista in una sartoria.

A concludere il quadro, le violenze domestiche subite dalla madre Maria da parte del secondo compagno. Qui compare però forse uno degli elementi innovativi dell’infanzia di Luisa, che in parte può averla trasformata nella donna moderna che fu.

Invece di sopportare infatti, Maria si ribellò e, aiutata anche da amici e vicini, riuscì a riprendere in mano la propria libertà ed indipendenza e ad allontanare l’uomo violento dalla propria abitazione.

La storia familiare di Luisa Spagnoli quindi è anche un racconto di coraggio femminile e di emancipazione. A 21 anni sposò Annibale Spagnoli, con il quale l’imprenditrice rilevò una drogheria ed iniziò a produrre confetti.

Fu grazie a questo negozio che Luisa incontrò i suoi futuri soci in affari, Francesco Buitoni e Leone Ascoli, con i quali aprì nel centro storico di Perugia la Perugina, poco prima della prima guerra mondiale, con soli 15 dipendenti iniziali.

La Spagnoli mandò avanti l’azienda da sola durante il conflitto, come fecero in realtà molte altre donne dell’epoca, le quali dovettero sostituire figli e mariti, al fronte, nelle attività di tutti i giorni.

Alla fine di questa prima guerra aveva trasformato il piccolo laboratorio in un’azienda con più di 100 dipendenti. Nella Perugina Luisa si impegnò nella creazione di un impianto sociale a tutela dei dipendenti e delle lavoratrici molto innovativo e naturalmente creò assieme a Buitoni il leggendario Bacio. Il prodotto è ancora oggi di concezione innovativa: fu infatti realizzato esclusivamente per utilizzare in modo intelligente i prodotti di scarto di pasticceria: pasta di nocciole, granella e cioccolato. Una curiosità : in origine il famoso cioccolatino si chiamava “cazzotto”, a causa della sua forma.

Altra impresa che parla di Luisa forse ancor di più della Perugina è l’azienda tessile da lei fondata. Dopo la prima Guerra Mondiale la dinamica donna si dedicò anche all’allevamento di conigli d’Angora, realizzando un progetto imprenditoriale molto al di là degli standard della sua epoca.

Fu la prima a introdurre nel 1928 l’utilizzo del filato d’Angora per produrre capi di maglieria, ma non solo.

Potremmo definire la Spagnoli originaria come un’azienda sostenibile e soprattutto attenta al benessere delle proprie dipendenti e anche al benessere animale. I conigli dai quali veniva ricavata la lana per i capi d’abbigliamento non venivano né tosati né tantomeno uccisi per ottenere il prezioso filato: venivano pettinati lentamente.

E’ chiaro quindi che Luisa anticipò almeno di mezzo secolo la presenza femminile nel campo imprenditoriale e alcuni concetti che solo oggi iniziano ad affermarsi nel business e nel settore tessile. Una donna innovativa certamente, che è possibile ancora oggi omaggiare: la sua salma si trova infatti nel bellissimo cimitero monumentale di Perugia.

Romeyne Robert Ranieri di Sorbello: il recupero del passato e l’impegno sociale

Romeyne Robert, gioiello di cultura ed iniziativa per la famiglia Sorbello, fu contemporanea di Luisa Spagnoli anche se non sappiamo se le due donne si conobbero mai. Nacque infatti solo un anno dopo la nota imprenditrice, nel 1878, ma non a Perugia, a Morristow, in New Jersey (USA).

Il legame di Romeyne con l’Umbria e Perugia non fu un legame di sangue, ma affettivo, generato sia dal matrimonio con Ruggero Ranieri di Sorbello, incontrato a Roma nel 1901 a teatro, sia dalla passione per l’Europa e l’arte della ragazza americana.

Fu l’esempio lampante di donna benestante socialmente impegnata, tipico della fine dell’800 e dell’inizio del ‘900. Anche nel suo caso fu certamente l’educazione a generare in lei uno spirito moderno ed il temperamento forte ed altruista che la resero famosa.

Nata in una famiglia francese di origine ugonotta emigrata in America e poi arricchitasi, Romeyne aveva appreso infatti una concezione del benessere non legata allo sfarzo ed alla ricchezza, ma profondamento coniugata all’impegno sociale ed alla filantropia.

È in questo spirito solidale che possiamo identificare la caratteristica più importante della Robert, in parte comune a quello di Luisa Spagnoli, ma differente nell’origine e nella concezione.

Se la seconda fu ambiziosa e volitiva, la prima fu più una donna colta e votata all’aiuto. Entrambe furono imprenditrici, ma in modo differente: un bellissimo esempio di come si possano fare grandi cose essendo donne semplicemente a proprio modo e con la propria identità, anche in un periodo storico parzialmente sfavorevole.

Le due ebbero ad esempio in comune l’attività nel settore tessile. Romeyne Robert trovò però un modo differente di innovare. Non inventò una nuova tecnica da zero, ma recuperò lavorazioni tradizionali, portando alla luce una scuola di ricamo.

Più precisamente, la Scuola di Ricami Ranieri di Sorbello fu fondata nel 1904, grazie anche all’aiuto di Carolina Amari, direttrice artistica ed esperta ricamatrice fiorentina, per promuovere l’emancipazione femminile nell’area del Lago Trasimeno.

Ma perché fondò questo istituto? Romeyne Robert aveva profondamente a cuore le vite dei lavoratori agricoli e la loro condizione sociale, specialmente delle donne. Si sentiva probabilmente fortunata e tramite la scuola cercò di trasmettere senso artistico, cultura e gli insegnamenti ricevuti grazie anche alla ricchezza acquisita in America dalla propria famiglia.

Forse si ispirò a quelle che negli Stati Uniti al tempo venivano chiamate Settlement Houses: scuole-aziende nelle quali l’operaio non veniva visto come un macchinario senza diritti, ma come un artigiano capace di generare valore unico ed inestimabile: una concezione che ricorda molto l’idea di impresa sostenibile che molti solo oggi stanno iniziando ad adottare.

Ma Romeyne Robert si spinse molto oltre: mise in regola tutte le sue operaie insegnando loro a tenere la contabilità secondo il sistema americano moderno. Insegnò l’arte del ricamo e anche quella della vendita, aprendo un locale commerciale nel centro di Perugia che purtroppo oggi non esiste più. I lavori realizzati nella scuola però possono ancora essere ammirati nella Casa Museo di Palazzo Sorbello, in una sala proprio dedicata alla giovane imprenditrice americana, naturalizzata umbra.

Romeyne insomma generò indipendenza fra le donne delle classi sociali meno abbienti in Umbria: nulla di scontato per l’epoca.

Spesso si dice che le donne non sappiano fare cameratismo o aiutarsi a vicenda. La vita della Robert dimostra il contrario: anche se non abbiamo citato tutti i suoi progetti – tra i quali va evidenziato quello di una scuola montessoriana nella villa del Pischiello a Passignano sul Trasimeno – sorprende quanto l’aiuto fra donne e fra amiche sia stato fondamentale nella sua attività sociale ed imprenditoriale.

Museo del vino - lungarotti

Maria Grazia Marchetti Lungarotti: l’arte a sostegno del territorio

Di donne alle quali ispirarsi ovviamente ne esistono anche oggi e una di loro è certamente Maria Grazia Marchetti Lungarotti.

Nonostante la sua notorietà come imprenditrice ed esperta di arte e cultura è difficile conoscerne dettagli personali e vita privata. Si sa naturalmente del suo matrimonio con Giorgio Lungarotti, dei figli, della presenza insomma di una sana vita familiare, ma la riservatezza è, come fu per la Spagnoli, sovrana.

Ancora una volta a raccontare dell’imprenditrice sono i traguardi da lei raggiunti, non tanto le interviste rilasciate o il gossip.

Eugubina, naturalizzata Perugina, negli anni ’50 si è laureata in Lettere e Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Roma. Oggi non sembra un traguardo particolare ma ancora a metà ‘900 non era così scontato essere donne laureate ed acculturate. In seguito, ha fatto presto a far parlare delle proprie competenze e del proprio fascino grazie ad un’idea che oggi conosciamo bene, soprattutto in Umbria, ma che negli anni ’70 era strainnovativa.

Unendo infatti la propria passione per l’arte, per il vino e per il territorio Maria Grazia ha letteralmente inventato l’Enoturismo.

L’idea era probabilmente quella di unire la cultura alla bellezza della tradizione e dei prodotti tipici, così da elevare la regione raccontandone i mille pregi, la storia e il folclore ma non deve essere stato semplice.

In effetti prima di far nascere il Museo del Vino, che si trova fra Perugia e Torgiano, la Fondazione Lungarotti Onlus e il Museo dell’Olio, l’imprenditrice ha dovuto condurre ricerche storiche, archeologiche ed artistiche impegnative e prolungate.

Un durissimo lavoro ripagato solo molti anni dopo, ma con una quantità di premi da far girare la testa: la massima onorificenza dal Presidente della Repubblica come Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana (2011), il premio della Fondazione Belisario, per le donne che hanno saputo fare, “donne ad alta quota” (2014), il premio “Thomas Dempster” al Volontariato per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale per “aver creato dei Musei tra i più affascinanti d’Italia (2016) e molti altri.

Grandi soddisfazioni che forse però Maria Grazia non si attendeva, a dimostrazione che non deve essere il risultato l’obiettivo ma qualcosa di più: forse l’espressione dell’identità e delle proprie passioni. Per essere non donne ma persone libere di esprimersi come meglio credono. Per generare valore secondo le proprie ambizioni, aspirazioni, passioni e convinzioni: forse questa è l’unica vera emancipazione, sia femminile che maschile, e se per ricordarlo serve una mimosa, va bene.

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Raq, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons