Inizio giugno, Assisi, il sole è forte nel cielo, parcheggiamo vicino Porta San Giacomo e poi via verso Palazzo Bartocci Fontana, un edificio del XVI secolo, a metà strada tra la basilica di San Francesco e la piazza del Comune. Sono le 18.00 e tutti quanti indossano la mascherina, il sudore scende, ma il caldo viene dimenticato non appena inizia lo spettacolo.

“Niente di naturale – Al di là del principio di piacere” è un’esplorazione/studio di “Affabulazione” e “Porcile” di Pier Paolo Pasolini, con la Compagnia del Piccolo Teatro degli Instabili, che si ripeterà anche nel pomeriggio del giorno successivo. Gli attori si muovono leggeri, nella sala circondata dal pubblico e dagli affreschi, eterogenei si alternano fra di loro creando un valzer di scene bizzarre, grottesche e decisamente originali. Lo spettacolo si conclude con l’iconica scena finale di Porcile.

Il pubblico esce, il tempo di mangiare un panino e si mette in fila per “Caduto da sempre – Atto I – Un usignolo” con Maria Paiato, Lino Musella e Francesco Bolo Rossini. Assistiamo alla scissione di Pasolini in tre anime, quella dannata interpretata da Francesco Bolo Rossini, quella contestata interpretata da Lino Musella e quella poetica interpretata da Maria Paiato.

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Il pubblico, anch’esso diviso in tre gruppi, non ha solo assistito a tre monologhi differenti di grandi attori, ma ha vissuto anche un’esperienza collettiva, immersiva e itinerante fra Palazzo Vallemani, Palazzo Monte Frumentario e Palazzo Bartocci Fontana. Insomma un’avventura teatrale, dove anche il pubblico ha avuto la sua parte, il suo ruolo fondamentale.

A tal proposito Fulvia Angeletti, direttrice del Piccolo Teatro degli Instabili e organizzatrice dell’evento, afferma:

“Quelli di Caduto da sempre, sono stati due giorni memorabili per la Città di Assisi, per il Piccolo Teatro degli Instabili e per gli spettatori che hanno partecipato alle tre prime assolute presentate, registrando il tutto esaurito per ogni rappresentazione. Lo studio su Pasolini ha fatto un salto ancora oltre per questa occasione, andando a scavare nella complessità del suo pensiero, nella profondità della sua poesia, della sua vita e della sua morte. Il coinvolgimento di artisti del calibro di Maria Paiato, Lino Musella, Ramberto Ciammarughi ha reso questa manifestazione, unica nel panorama teatrale e musicale nazionale e un privilegio per chi vi ha assistito. Il mio ringraziamento personale va a Samuele Chiovoloni e Francesco Bolo Rossini (quest’ultimo anche in veste di interprete) che hanno curato magistralmente la regia e la drammaturgia degli spettacoli, alla Compagnia del Piccolo Teatro degli Instabili, alla Città di Assisi e all’amministrazione comunale che ha sostenuto e creduto al progetto fin dall’inizio e ai preziosissimi collaboratori del nostro Teatro che hanno affrontato questo lavoro con un entusiasmo senza precedenti. Ci porteremo dentro a lungo le emozioni lasciate da Caduto da sempre, un’opera unica che vorremmo continuare a replicare per l’altezza dei suoi contenuti e delle sue immagini”.

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La seconda giornata ha visto protagonista il pianista e compositore umbro Ramberto Ciammarughi in “Caduto da sempre – Atto II – In forma di canto”. La sua esibizione, all’interno di Palazzo Monte Frumentario, ha rapito tutti quanti trasportando gli spettatori su una macchina del tempo, fra il passato di Pier Paolo Pasolini e dell’Italia di quegli anni, nel nostro presente e nel futuro. Il luogo ha contribuito a creare la giusta atmosfera. L’edificio risale al 1267, nato come ospedale, uno dei primi in Italia, e diventato poi intorno al 1700 la sede dove si effettuava il prestito del grano e di altri prodotti della terra. Oggi Palazzo Monte Frumentario è diventato un palazzo espositivo, tra i più suggestivi in Umbria. 

Lo spettacolo teatral musicale “Caduto da sempre” ha rappresentato una grande soddisfazione per la città di Assisi, ma ancor di più per chi ha creduto che valesse la pena portare in città la parola secondo Pier Paolo Pasolini. D’altronde non è un caso che proprio ad Assisi lo scrittore abbia avuto l’idea di scrivere il film Il Vangelo secondo Matteo e che, nella città di San Francesco, sia conservata la sceneggiatura originale, proprio come una reliquia. 

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Foto di Carlo Fanchi