Nel cuore del bellissimo borgo di San Gemini è incastonato un piccolo gioiello di notevole pregio. Parliamo del Museo dedicato a Guido Calori, poliforme artista romano (1885-1960), figura solitaria che ha sempre difeso strenuamente la sua libertà espressiva e di pensiero.

Il suo rapporto con l’arte è stato sempre di superamento: ogni lavoro compiuto doveva essere dimenticato e quasi “distrutto” per andare oltre e fare di più. La sua vicenda, tanto vicina a illustri innovatori quali suoi amici Balla, Boccioni e Severini, è lontana dalla singolarità della sua visione. Per tale motivo Calori, in contrasto con i potenti di vari periodi, è stato sempre estraneo ai circuiti commerciali e questo ha consentito che la sua vicenda e le sue opere rimanessero in silenzio. È proprio grazie ai suoi eredi che dal 1987 hanno assicurato una crescente fruizione al pubblico ed agli studiosi grazie alla creazione della Fondazione Museo dell’Opera di Guido Calori.

guido calori inedito
guido calori inedito

Il complesso museale

L’intero complesso architettonico con altri due chiostri e una piccola chiesa dedicata a Santa Caterina, si snoda tra il medievale vicolo del Tribunale e le mura castellane, ancora conservate nel tratto che cinge l’elegante giardino annesso all’edificio. Il convento, documentato dalla visita pastorale nel territorio della Diocesi del Vescovo Pietro de Lunel sin dal 1571, fungeva da importante ospedale atto al ricovero dei pellegrini che andavano verso Roma, data la vicinanza del paese alla via Flaminia. Il monastero che ospita il museo, venne restaurato negli anni Ottanta dalla famiglia Mastino Calori. Vennero adibiti 5 vani al piano terra a sede museale. L’ ingresso è costituito da un semplice ed elegante portale in laterizi con accesso ad un ampio vestibolo, aperto al chiostro quadriportico. Qui si affacciano gli ambienti adibiti a sale espositive, ricavate da vecchie cantine ristrutturate. Vi sono raccolte sculture in bronzo e opere pittoriche prodotte tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento, nonché numerosi bozzetti e i suoi strumenti di lavoro. Ai bronzi in alcuni casi, si affiancano i relativi modelli in gesso. In un’apposita stanza nella stessa sede ha trovato posto anche l’intero archivio dell’artista, comprendente libri, documenti e un fondo dei suoi disegni. Le opere conservate a San Gemini erano custodite presso il suo studio romano di via Pinciana a Roma. Tuttavia dopo la morte dell’artista, fu richiesto indietro lo stabile dal Comune di Roma che ne era il legittimo proprietario, costringendo in questo modo gli eredi, che avevano offerto all’Amministrazione capitolina l’opportunità di ricevere l’intero contenuto in donazione, ad un frettoloso sgombero. Grazie all’impegno della famiglia (figlia genero e nipoti) è stato possibile acquistare e poi restaurare l’odierna sede, destinando sei sale del piano terra a sede espositiva per contenere l’opera dell’artista e soprattutto per raccogliere anche i disegni, l’archivio e gli strumenti di lavoro che erano rimasti in vari magazzini utilizzati dall’artista in Firenze durante il lungo periodo in cui era stato docente presso l’Accademia del capoluogo toscano.

Tutto l’insieme delle opere di Guido Calori e lo stabile che le ospita, sono state dichiarate di eccezionale valore storico-artistico e dunque sottoposti a vincolo da parte della Sovrintendenza ai Beni Artistici sin dal 1990 ed in seguito, nel 1992 anche l’archivio è stato tutelato per il suo indubbio valore storico-documentario.

L’esposizione delle opere inedite dell’artista

Fino al 17 ottobre è in corso una mostra dal titolo “Calori Inedito” che vi invito assolutamente a visitare. L’esposizione si compone di una serie di bozzetti, dipinti, sculture e ceramiche dell’artista romano, mai esposti prima d’ora.  In linea con le continue scoperte che hanno caratterizzato la produzione di un artista intenso e anche per questo affascinante, sono le cornici ‘guilloché’ utilizzate a partire da un’opera che è esposta per la prima volta, un olio su tela che raffigura una scena in taverna, di matrice olandese.  Sono le cornici prestate dalla collezione privata Peter Ratti Fine Art, in legno ebanizzato e in parte arricchite da porzioni in finta radica, che traggono spunto dalla bellezza del mondo naturale, collocate fra l’ultimo quarto dell’800 ed il primo del ‘900. La tecnica ‘guilloché’ nasce in Germania alla fine del XV secolo per essere poi ripresa in Olanda – da qui la scena ritratta da Guido Calori – e nell’area fiamminga. Dal mondo dell’oreficeria, la tecnica è poi ‘transitata’ in quello dell’ebanisteria, fino ai giorni nostri e alla mostra di Guido Calori, per la quale il prestito di tali cornici d’arte ha rappresentato la spinta verso l’organizzazione dell’evento.

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