Nuove storie su Jacopone da Todi

Con l’umoristico episodio dei polli portati al cimitero non ci siamo addentrati solo nella viva e concreta fantasia dei vecchi cittadini umbri, ma abbiamo constatato una denuncia, seppur ironica, dell’insaziabile vanità e sete di beni materiali dell’uomo.

Non a caso il clima morale delle città medievali è fortemente mimato dagli ordini ecclesiastici che, tra i vari mezzi comunicativi atti a opprimere i peccati, si avvale di figurazioni rappresentanti Vizi e Virtù nei portali e nelle facciate delle chiese.

Jacopone da Todi

La chiesa di San Fortunato a Todi e l’eterna lotta tra il Bene e il Male

Passeggiando per le vie di Todi e salendo le scale della chiesa di San Fortunato, ci si imbatte in un portale che, seppur quattrocentesco, apre ai nostri occhi un’immagine piuttosto medievale; angeli, santi, apostoli e profeti rivaleggiano con figure provocanti e lussuriose.

Tra i vari personaggi un uomo nudo si arrampica lungo la spirale per incontrarsi con una donna che lo attende con forma decisamente provocante. Le due figure, identificate come il frate e la monaca, non hanno scampo: sono l’esempio di quanto denunciato dal mondo ecclesiastico. Il popolo sembra dunque farsi intimorire da tali messaggi e la moglie di Jacopone, Vanna, ne è piuttosto intimidita se, stando quanto tramandato, porta il cilicio come veste penitenziale ad ogni ora del giorno.

Il cilicio, indossato come veste penitenziale, è l’esempio di uno dei vari percorsi di pubblica penitenza e umiliazione nei confronti di vari Vizi adottati dall’uomo e che proprio in Jacopone sono denunciati prima della sua conversione. Si rammenta appunto il giorno d’estate in cui i cittadini di Todi organizzano una festa, concentrando per le vie una gran parte di popolo. A tal proposito, Jacopone, infuocato della bassezza del mondo, si spoglia nudo e, indossando la sella di un asino e stringendo le redini con la propria bocca, vagabonda con le mani e con i piedi per terra, come una vera bestia.

Jacopone da Todi
Jacopone da Todi

Le nozze del fratello di Jacopone

Un giorno il fratello di Jacopone, dovendo festeggiare le sue nozze, radunò in casa molta gente e, dubitando che Jacopone non facesse qualche vergogna, come soleva fare, mandò un servo affinché lo pregasse di esser savio. “Jacopone! Tuo fratello ti prega che gli facesse fare quillo convito in pace, et non facesse qualche pazzia”. Sentendosi diffamato, Jacopone rispose con malizia: “Di’ così a mio fratello, che como lui entende de honorare el nostro parentado co la sua sapientia, così gli voglio honorare io co la mia stultitia et pazzia”. E così fece! Nel bel mezzo dei festeggiamenti si allontanò e si spogliò nudo per intingersi tutto nella trementina, una resina naturale, e tutto appiccicoso si rivoltò in una coltrice di piuma di diversi colori. Arrivato il momento del ballo, tutto impiumato quasi dovesse partecipare ad un carnevale, seppur in vesti alquanto provocanti, andò a casa del fratello ed entrò nel salone per onorare tutto il parentado.

Riguardo la chiesa di San Fortunato, si può ammirare, oltre al meraviglioso portale in stile medievale, la sepoltura di Jacopone da Todi. Per informazioni su orari e giorni di apertura, visitate il sito www.visitodi.eu

Jacopone da Todi