Piaggia, piccolo borgo medievale della Valnerina, frazione di Sellano,  in provincia di Perugia, non si arrende allo spopolamento. E dopo essere diventato ‘Luogo del Cuore Fai’ vuole far conoscere sempre più la sua storia e le sue tradizioni.

 

Un tempo il paese era il più popolato del circondario – spiega Sergio Sabbatini di Formello, in provincia di Roma -, il 95% della popolazione viveva di agricoltura. Ogni famiglia possedeva capre, pecore, mucche, conigli, galline, maiali e diversi appezzamenti di terreno da coltivare. Gli unici passatempi erano giocare a bocce e a carte. E oggi, per le nuove generazioni abituate a smartphone, tablet e giochi elettronici, risulta bizzarro solo pensarlo”.  Le case, interamente costruite in pietra, sono ormai quasi tutte disabitate. Attualmente gli abitanti che resistono anche durante il periodo invernale sono solo due, ma durante l’estate Piaggia viene popolata, fino ad arrivare a 400 abitanti. E Sabbatini cerca, attraverso i social network, a far conoscere il borgo con la speranza che per questa X edizione de ‘I luoghi del Cuore’ possa raccogliere più voti possibili. Voti necessari a far sì che il Fai finanzi il progetto per il suo recupero, la sua tutela e valorizzazione, già approvato nella scorsa edizione. “Abbiamo in questa edizione – puntualizza Sergio Sabbatini – superato i 2000 voti già raccolti nella precedente edizione e questo ci permetterà di presentare nuovamente il progetto, sperando che questa volta venga finanziato”.

Curiosità

Situato nella vallata dei Monti Sibillini, tra Norcia e Spoleto, Piaggia è un gioiellino ricco di storia, arte e tradizioni. Addirittura anche Dante Alighieri, il Sommo poeta, la nominò nel XXV canto dell’Inferno della Divina commedia: ”Ripresi via per la Piaggia”.

Inoltre, Piaggia ha dato i natali a Dario Sabbatucci (1923/2004), illustre studioso di storia delle religioni. “Una volta il luogo di incontri per le donne era la fonte del paese  – ricorda Sabbatini – dove si recavano a fare il bucato quasi tutti i giorni. L’acqua proviene da una sorgente sul Monte Cucco purissima e freschissima. Altro momento di grande aggregazione era anche la preparazione del pane fatto a casa, durava una settimana e veniva conservato nella madia per mantenerne la fragranza. Ogni agglomerato di case aveva il proprio forno”. Un’attività della zona poi era il ’rasparo’, ovvero colui che produceva gli utensili in ferro, in particolare le raspe e le lime. Le abili ed esperte mani  lavoravano e forgiavano con sapienza e diligenza gli attrezzi, così perfetti che venivano esportati in tutta l’Italia centro-settentrionale e dintorni.

La storia

Nel 1300 Andreuccio di Petrone divenne ‘Castellanus’ di Piaggia. Fino agli anni Ottanta era il centro di tutte le varie frazioni: Civitella, Setri, Renaro, Ceseggi, Petrognano, La Piaggerella, Montesanto e Peneggi. E all’epoca aveva due spacci in cui si poteva trovare qualsiasi oggetto, c’era il tabacchi, un falegname, che all’occorrenza faceva anche le veci del barbiere, due calzolai, un fabbro e c’era un solo telefono. Un tempo c’era la chiesa di Santa Maria della Fonte detta “chiesola”, un piccolo edificio Mariano, trasformato poi in teatrino ed infine in abitazione.

Sotto il monte di Piaggja vi è un’edicola mariana, dove si ricorda la leggenda della Santissima Icone. “Si racconta che gruppo di pastori giocava a carte intorno al fuoco – racconta ancora Sabbatini -, quando uno di loro, indispettito dall’andamento del gioco, bestemmiando scaraventò nelle fiamme la tavoletta sulla quale poggiavano le carte, questa rimbalzò dal fuoco e ritornò di fronte a loro. Presa, si accorsero che da un lato vi era raffigurata una Madonna”. L’ex chiesa di San Flaviano del XIV secolo, invece, un tempo anche ossario di Piaggja, mostra invece la presenza di grandi blocchi lapidei di reimpiego, come se la chiesa fosse sorta sopra un tempio pagano e all’interno conserva un affresco del 1600. 

Crocevia di più vie

E se un tempo, durante il medioevo, Piaggia si trovava al centro di una fitta rete viaria e di sentieri che collegavano Sellano e tutta la Valle del Vigi con la Valnerina e con le Marche, da dove era possibile raggiungere sia la zona di Visso e Norcia, sia l’altopiano di Colfiorito attraverso la valle di Percanestro nel comune di Serravalle del Chienti, in provincia di Macerata, oggi appare isolata e lontana da importanti vie di comunicazione. Infine, questo altopiano di confine è stato in passato motivo di contesa tra Spoleto, Norcia e il ducato dei Varano di Camerino e il suo controllo è stato più volte motivo di aspre dispute fra Guelfi e Ghibellini. 

Vari i prodotti tipici

Il Timo serpillo, una pianta aromatica dal profumo inebriante ed ideale per preparare ottime pietanze, il tartufo nero, i funghi e il farro.