Si può chiamare in quattro modi differenti, Villa Isabella, Castello Guglielmi, Castello Isabella o Villa Guglielmi, sceglietene uno, il vostro preferito, tanto il suo appellativo non cambia la sostanza della sua imponente bellezza. 

 

La nobiliare residenza si trova nella parte meridionale dell’Isola Maggiore e fu fatto costruire, in qualità di residenza estiva, nel 1887, dal senatore Giacinto Guglielmi.

Ma la storia è ben più antica e articolata, facciamo un passo indietro. Le remote vicende di questo maestoso edificio risalgono all’anno 817, quando Ludovico il Pio concede a papa Pasquale I la città di Perugia ed il Lago Trasimeno con le tre isole. Al principio del XII secolo gli isolani si mettono sotto la protezione della città di Perugia. Avvenimento cardine della storia del luogo è il passaggio di San Francesco, di ritorno da Cortona, durante la Quaresima dell’anno 1211; in memoria di tale mirabile accadimento  nel 1328 vengono fatti costruire una chiesa ed un convento. Così arriviamo al fatidico 1887 quando il suddetto marchese acquista il convento dei francescani e la chiesa annessa per trasformarlo in castello privato. Le spese ammontarono a 1000 lire per la chiesa e 2200 lire per il monastero con tanto di torre medievale, con il progetto di incorporarli ed unirli in un unico edificio. Il neonato castello fu dedicato da Giacinto alla moglie Isabella, donna sofisticata ed elegante che diede il nome alla struttura. 

L’antica chiesa ad unica navata presentava forme gotiche, sul tipo della basilica superiore dì Assisi, ovviamente in versione assai più morigerata. All’interno figuravano una serie di affreschi e due altari laterali, più un ampliamento absidale a partire dal XVI secolo. La facciata semplice, in origine a due spioventi, è preceduta da un porticato di gusto rinascimentale sotto il quale a sinistra si apre la Cappella dedicata alla Santissima Concezione. 

Fu con l’unità nazionale e con il conseguente abbandono dell’isola da parte dei frati francescani, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, che Guglielmi poté acquistare gli edifici. La chiesetta fu nuovamente decorata e fornita di nuovi arredi, mentre il castello prendeva forma in quello stile neogotico che stava prendendo piede in Italia nel periodo postunitario. I modelli esistenti a cui si richiama l’architettura sembrerebbero essere “Villa Miramare“, sul litorale triestino, di Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e i castelli fiabeschi dell’imperatore Ludovico II di Baviera.

Nel 1890 Giacinto Guglielmi acquistò il piroscafo a vapore con ruote laterali, chiamato “Umbria” e fece realizzare un pontile di approdo alla foce del Torrente Navaccia sul litorale di Tuoro. Nel giro di pochi anni vennero aggiunti un nuovo piroscafo a vapore, la “Sirena”, uno con motore a nafta, l’”Oso“, uno zatterone in ferro, il “Trasimeno” e infine un motoscafo con motore a benzina, il “Bufalo“. Se queste furono alcune delle migliorie tecnologiche portate dalle cospicue finanze della casata Guglielmi, si può solo immaginare come fu arricchito e decorato l’interno della sontuosa abitazione: collezioni di quadri, monete antiche, vasi cinesi, conchiglie di ogni forma e dimensione, fossili,  ritratti degli antenati, armature (soprattutto giapponesi), lampadari di Murano e il grande tavolo da biliardo per dare svago e divertimento alle molte serate mondane che vi furono. 

L’Isola Maggiore entra dunque nei ricercati circoli aristocratici tra Otto e Novecento; il culmine delle presenze coincideva con il 4 di ottobre, giorno dei San Francesco d’Assisi, in cui si faceva visita nella chiesa dedicata al santo e si prendeva parte alla Processione che si svolgeva nel presunto luogo del suo sbarco. La presenza dei Guglielmi fu un momento di espansione anche per la piccola popolazione dell’isola; la realizzazione della villa e di tutte le opere annesse diedero lavoro a varie maestranze locali. L’intero complesso aveva bisogno di personale di fiducia per tutti i continui lavori di costruzione e di manutenzione, offrendo così alle povere famiglie dei pescatori, per alcuni decenni, una nuova fonte di sostentamento. 

Esattamente nel 1904, per volontà di Elena Guglielmi, figlia di Giacinto e Isabella, venne introdotta tra le figlie dei pescatori la pratica del merletto, nello specifico iniziò l’alto artigianato del “pizzo d’Irlanda”, importante fattore dal punto di vista economica per delle ragazze povere all’inizio del XX secolo, che potevano avere ben poche forme di indipendenza e istruzione.

Intorno agli anni Dieci del Novecento Villa Isabella e Isola raggiunsero il massimo sviluppo: lungo la riva furono realizzati due pontili di approdo, mediante l’utilizzo di una pompa veniva utilizzata l’acqua del lago per irrigare il giardino, venne costruita una “fabbrica per l’energia elettrica” che ospitava un generatore di corrente costituito da una macchina a vapore funzionante a carbone. Con questa struttura la villa beneficiò dell’energia elettrica oltre venti anni prima che giungesse sull’isola tramite il servizio pubblico. Due costruzioni collegate tra loro presso uno dei moli, erano utilizzate per il rimessaggio dei piroscafi e del motoscafo, mentre le imbarcazioni più grandi venivano mosse sopra una struttura in legno che partiva dal bagnasciuga e raggiungeva l’estremità del locale soprastante, la cosiddetta ”cannoniera”. 

Stiamo dunque parlando di un punto nevralgico della vita sociale aristocratica umbra (e non solo), un propulsore economico per la popolazione indigena e anche di un piccolo centro all’avanguardia nel progresso tecnologico. 

Forse è nel 1933 che la fulgida magione ebbe il suo maggior risalto nelle cronache nazionali; il 13 ottobre di quell’anno fu ospite sommo del castello l’allora sovrana d’Italia Elena di Savoia. Le cronache del tempo descrivono accuratamente quello che fu il programma giornalieri della regina. La moglie di Vittorio Emanuele III si imbarcò a Navaccia, a bordo del battello Oso; alla sua partenza si accalcò la gente del luogo che, sembra, fu così sconvolta dalla visione di Elena da creare momenti di forte panico anche e soprattutto a seguito del crollo del pontile di legno dove la folla era stanziata. Il grande numero di accorsi infatti, provocò il cedimento della struttura, con il risultato di alcuni feriti, diversi svenimento, nonché un parto prematuro (su questo naturalmente ci si può avvalere del beneficio del dubbio).

Al suo arrivo sull’isola le fu offerto un mazzo di fiori da una bimba che venne ringraziata con un bacio regale. Dopo aver partecipato a una colazione intima nel castello, la Regina ha assistito a una gara di pesca per poi venire accompagnata dalla marchesa Isabella Guglielmi, dalla marchesa Anna Guglielmi Lante Della Rovere, dalla marchesa Mannucci Guglielmi e dal senatore Don Giorgio Guglielmi, a pescare in mezzo al lago, esprimendo infine la sua soddisfazione per la fruttuosa caccia ittica cui aveva partecipato. 

Visitato l’artistica chiesa di San Michele Arcangelo, da poco restaurata, e il ridente villaggio autoctono, la sovrana si è poi intrattenuta con i popolani chiedendo dello stato delle rispettive famiglie, a cui è seguito il dono di alcuni pregevoli merletti di mano delle donne dell’isola.  In serata Elena presentò un saggio di recitazione dato dai bambini, preparati dalla marchesina Rina Guglielmi e dalla contessina Solaro del Borgo. Intorno alle otto della sera ha concluso la giornata ammirando il gioco di luci offerto da uno spettacolo di fuochi d’artificio, godendolo dal balcone del castello. 

Come sempre succede, dopo dopo aver toccato l’apice, inizia il lento ma inevitabile declino. Intorno alla metà del Novecento, con la crisi dell’attività peschereccia, legata all’impaludamento del Lago Trasimeno, si chiuse questa fase di sviluppo per la comunità di Isola Maggiore. Anche Villa Isabella non riuscì più a svolgere quel ruolo trainante che gli fu proprio nei decenni precedenti. Ha inizio così una lenta emigrazione verso le città e i centri industriali da parte della popolazione. La villa rimase di proprietà dei Guglielmi sino all’anno 1975, per poi passare sotto un’altra amministrazione nel 1990. Nel 2010 la società che aveva acquistato il complesso e iniziato il restauro dichiarò bancarotta, portando il complesso architettonico all’asta.