Umbria, terra di poeti, santi e comici. Anzi no, non comici. Attori comici. Meglio ancora attrici comiche.  Anna Marchesini, un piccolo immenso orgoglio regionale. 

Un genio del nostro tempo o forse, per essere onesti, del tempo che è appena passato. Nata a Orvieto, città dove si è anche spenta nella fine di luglio del 2016, ci ha lasciato tanto, tutto quello che la sua bravura poteva dare.

Inutile ricordare i successi televisivi con il trio, perché quelli non vanno nemmeno rimembrati, li abbiamo ancora stampati negli occhi, nelle orecchie, nella testa, nel cuore e nella pancia, perché indubbio, tutt’ora fanno ridere di gusto. Indimenticabili personaggi in bilico tra il teatro dell’assurdo, l’austero teatro classico, il varietà! Il tutto sapientemente centrifugato nel suo fisico sempre nervoso nei movimenti, in quel volto mai fermo (“un Totò piccolino” l’ha definita Piera degli Esposti in un’intervista). Ma chi se le scorda la signorina Carlo, la Sora Flora, tutte quelle belle figheire, la sessuologa Merope Generosa, che basta già il nome a provocare scrosci di risate.

Ma soffermiamoci solo un attimo su “la Flora”. Vispa casalinga orvietana, cuore d’oro e lingua fulminante, sempre indaffarata, un fiume in piena di parole, commenti su figli, nipoti, marito, vicini (“Ste sciuprinate!”). Pronta a sentenziare ma sempre con una carica di simpatia travolgente, degna di qualunque nonna arzilla o zia scaltra, mai malevola, al massimo saggia (più c’honno le solde più villane so!”)

E poi il teatro, vero grande amore secondo solo alla letteratura, qui dà il meglio della sua abilità recitativa, immergendosi in testi di un’ironia raffinatissima e colta. Meno conosciuta in questa veste andrebbe vista e rivista per cogliere ogni volta una sfumatura, un cambio di espressione, l’agilità vocale. Che interprete signora mia e che stile, recita Alan Bennett, Tommaso Landolfi, rispolvera il suo repertorio di matrice televisiva ed infine la consacrazione con Samuel Beckett. 

Dichiaratamente timida, pervicace nel non far sapere nulla della sua vita privata, nel paradosso di quello che era la sua personalità, ha vissuto con naturalezza una malattia che la consumata poco a poco. Ma lei non si è mai fermata, mai un pubblico cedimento, mai una scivolata nel patetico dell’autocommiserazione. Al contrario si è messa al lavoro come e forse più di prima. Scrive tre libri più un quarto uscito postumo ed incompiuto e addirittura porta a teatro uno dei suoi piccoli racconti.

Bè, vi direte, basta così, mi sembra che abbia fatto abbastanza … invece no, perché è stata anche un’eccelsa doppiatrice (guardate Le follie dell’imperatore, ineguagliabile) e dal 2007 insegnante di recitazione  all’Accademia di Arte Drammatica a Roma.

 Un tornado, un vortice, pura energia compressa in un corpo esile dalla chioma bruna, con due occhi grandi e brillanti.

Si è spenta nella sua cittadina, Orvieto, così importante per lei che della provincia umbra ha colto tutta la giovialità, il lato buffo, l’aspetto grazioso. Proprio qui da ragazzina, entrando nel Teatro Mancinelli con i suoi tendaggi rossi, gli antichi affreschi e quella luce quasi mistica così tipica di questi templi della cultura, Anna capì cosa voleva diventare.