Skip to main content

Cosa si prova a decollare su una mongolfiera dell’Italian International Balloon Grand Prix di Gualdo Cattaneo, in Umbria? Un senso di pace inaspettato, sorpresa e molte altre emozioni.

È sabato mattina, o venerdì notte, a seconda di come ci si senta aprendo gli occhi: la sveglia suona alle 4.00 e non è proprio piacevole. La maggior parte delle persone non è abituata ad alzarsi così presto ma per chi vola in mongolfiera è un orario familiare al quale bisogna adattarsi. La sensazione è più o meno quella che si avverte quando si deve partire per un bellissimo viaggio. C’è il sonno sì, ma il desiderio di provare una grande emozione è più forte.

Le mongolfiere dell’Italian International Balloon Grand Prix decollano molto presto, alle ore 6.00, perciò per non rischiare di rimanere a terra svegliarsi prima dell’alba è necessario. La ragione di una partenza così mattiniera è razionale. Le mongolfiere infatti sfruttano l’aria calda per volare, aria che solleva il pallone grazie alla differenza di temperatura che si crea fra l’interno dell’involucro e l’esterno. Se l’aria fuori dall’aerostato è troppo calda è più complesso e meno sicuro far salire il mezzo verso l’alto. Perciò si parte all’alba o prima.

Le giustificazioni razionali forse non fanno passare il sonno, ma aiutano a capire. Per il resto della motivazione da recuperare c’è il caffè.

Mentre la moka fa il suo lavoro si può riempire il tempo dell’attesa preparando lo zaino con lo stretto indispensabile e indossando la perfetta mise da passeggero: nulla di trascendentale, abiti comodi ed elastici, una felpa per affrontare l’eventuale vento freddo degli alti cieli di Todi e scarpe da ginnastica per l’atterraggio in mezzo ai campi.

Tutto pronto! Caffè, spuntino e si può subito prendere la direzione del Parco Acquarossa, luogo in Umbria dove ormai da 35 anni si svolge l’Italian International Balloon Grand Prix.

Venendo da Perugia basta una mezz’ora per arrivare a destinazione, effettuando anche un tratto di strada riposante e suggestivo, che attraversa la campagna tuderte, bellissima a luglio e agosto con i suoi girasoli e vigneti color giallo e verde intenso.

preparando la mongolfiera - Italian International Balloon Grand Prix 2023 - 1

All’arrivo si viene accolti nella fioca luce del mattino da un tripudio di colori e dal rumore ritmico e regolare del gas insufflato nei palloni in nylon delle 80 mongolfiere di questa edizione. È una specie di colonna sonora che accompagna sempre questo genere di voli.

I piloti, come moderni mangiafuoco padroni dei bruciatori a gas, stanno cominciando a gonfiare le loro mongolfiere, che solo per poco ancora resteranno adagiate al suolo come enormi abiti variopinti. Ci si sente un po’ piccini. Sorprende come si ingrandiscano in pochi secondi, all’improvviso, torreggiando sui visitatori con la loro morbida stazza.

Vien da chiedersi perché siano tanto variopinte. Chi ne decide i colori e i disegni? La risposta è semplice; il design è deciso dal proprietario della mongolfiera ma può essere anche un ottimo spazio pubblicitario.

E chi realizza questi immensi palloni colorati? Risponde Tobias, il pilota svizzero della mongolfiera con cui decolleremo: “La realizzazione delle mongolfiere è un’attività complessa artigianale e ci sono pochissimi costruttori in tutto il mondo”. Non può esprimersi su quale fra di loro sia il migliore: “È un’attività artisitica, quindi ognuno la svolge secondo il proprio gusto, la propria esperienza e le richieste di chi commissiona il mezzo di trasporto”.

La mente vaga immaginando un ipotetico laboratorio dove nasce la magia del volo e nel tempo ristretto di una fantasia è il momento di salire sull’aerostato.

“Tu volerai con lui “, afferma Ralph Shaw, creatore dell’evento e indaffarato coordinatore, ” È molto bravo!”.

La descrizione è rassicurante, come lo è la presentazione del pilota che in pochi minuti, prima di salire nel cesto della mongolfiera, anche detto gondola, spiega molto chiaramente le poche ma importanti regole del passeggero.

Le regole per volare in mongolfiera

Poche regole ma importanti!

Numero uno, non ci si sporge dalla mongolfiera per nessuna ragione al mondo. Non ci si appende e non si esce dalla gondola. Sembra scontato, ma non lo è.

Numero due: ci sono alcune funi, parte del mezzo, alle quali è vietato aggrapparsi. Se si sente il bisogno di un appiglio ce ne sono di appositi.

Numero tre: postazione! Al momento della partenza ognuno ha il suo angoletto del cestello e il pilota deve trovarsi naturalmente davanti al monitor che mostra altitudine, velocità del vento, condizioni atmosferiche e molti altri parametri tecnici. In volo però ci si può muovere abbastanza tranquillamente. Naturalmente non si toccano le bombole del carburante.

Da non dimenticare è l’ultima regola. Chi è nella mongolfiera è membro a tutti gli effetti di un equipaggio. Durante l’atterraggio in particolare è apprezzabile aiutare nell’individuazione di ostacoli come alberi, tralicci o case, che potrebbero rendere la discesa difficile o impossibile. Sì signore! Già nell’aria c’è tanto orgoglio, emozione e un forte senso di responsabilità. “ok” è l’unica risposta risoluta che ha senso dare, per poi montare nel cestello con un balzo.

veduta dall'alto di una mongolfiera - Gualdo Cattaneo - Umbria

Nel blu dipinto di blu… e di qualche colore in più

Dopo tutte queste doverose premesse è arrivato il momento di volare per davvero. Il suono ritmico del bruciatore che scalda l’aria all’interno dell’involucro della mongolfiera accompagna questo emozionante momento.

Il primo volo dicono non  si scordi mai.

Lo si potrebbe immaginare come un momento adrenalinico quello del decollo, a tratti spaventoso, invece è tutt’altro.

La terra si allontana lentamente, con la stessa velocità che si potrebbe raggiungere durante una calma passeggiata, solo che ci si muove in verticale invece che in orizzontale, andando verso il cielo.

500, 1000, 1500 piedi; la salita è costante eppure sembra quasi di non muoversi. È una sensazione naturale, generata da una legge fisica. La mongolfiera vola letteralmente sulle ali del vento, quindi non è possibile sentirlo perché si è parte del vento stesso in qualche modo.

Ciò che maggiormente colpisce arrivati ad alta quota è il silenzio che regna sovrano. Si può sentire un cane in lontananza o qualche automobile, ma lontani, lontani… È il motivo che ha portato Tobias ad imparare a pilotare questi magici mezzi di trasporto di altri tempi: in mongolfiera trova pace quando a terra c’è caos, lavoro frenetico e a volte troppo stress. La sua descrizione del volo è semplice da comprendere ma appare come un inno alla slow-life che oggi è sempre più difficile da vivere. Eppure, nel mondo leggero e variopinto delle mongolfiere è ancora di qualcosa di tangibile e reale.

Il mondo da lassù, da dentro la gondola, lo si guarda con altri occhi in ogni senso.

I venti con le loro direzioni differenti sono strade invisibili ai più, ma che i piloti, custodi di quei venti, possono intercettare. Le città hanno poi un altro volto.

“Uno dei posti più belli che ho sorvolato e la città di Todi”, dichiara sicuro Tobias.

Si potrebbe interpretare come un’affermazione di circostanza, ma a un’analisi più approfondita decisamente non lo sembra. Riesce infatti a nominare solo un altro posto altrettanto bello per lui da sorvolare: il fiume Reno in Germania.

Tra una chiacchierata, una risata e una foto il sole sorge. Poi si resta in silenzio. L’alba da lassù basta da sé.

Mongolfiere - Italian International Balloon Grand Prix 2023 - realumbria

Ritornare a terra

Sembra di essere in volo da pochi minuti e invece sono passate due ore. È tempo di scendere a terra perché il carburante basta solo per due ore e mezza. Ma tutto l’equipaggio indugia, anche il pilota. Sarebbe bello restare ancora un po’ in quella calmo blu dipinto di blu dove il tempo sembra sospeso. Ma ci sono delle tempistiche da rispettare.

Si torna in postazione: ciurma, ora attenzione agli ostacoli!

Piano piano viene avviato il meccanismo che permette all’aria calda del pallone di raffreddarsi. Nel tragitto verso terra c’è ancora il tempo di qualche foto al panorama mozzafiato, in formato social e anche più tradizionale, e anche per un selfie fra le nuvole.

L’atterraggio

Basta qualche minuto per poggiare la mongolfiera al suolo. L’atterraggio è la parte forse più delicata di tutto il volo perché il cesto che contiene i passeggeri non si adagia subito a terra, rimbalza un pochino, perciò bisogna essere preparati a un leggero urto e a qualche ballonzolio . Nulla di allarmante, un salto in ascensore è più spaventoso.

Quando la mongolfiera è ferma in uno dei campi della campagna di Gualdo Cattaneo non si può scendere subito, come ragion comune potrebbe suggerire. Il pallone è ancora gonfio e togliendo peso potrebbe riprendere quota. Perciò si scende uno alla volta, solo quando lo dice il pilota. Non finisce qui. La mongolfiera va tenuta a terra e sgonfiata lentamente.

Guanti alla mano, ci si deve prendere cura di lei come si farebbe con un caldo e prezioso piumone, gonfio d’aria invece che di piume, da ripiegare alla fine dell’inverno.

L’involucro ha la sua scatola e da pallone alto 7 piani di un palazzo deve essere ridotto con pazienza ad un cubetto di appena 1 metro per 1 metro o poco più.

Ci vuole fatica e pazienza ma è un lavoro di squadra che unisce ed aggrega. E dopo cosa accade?

A terra c’è Stefano ad assistere Tobias e suo figlio. È venuto a prenderci in macchina, affrontando un terreno accidentato con agganciato al mezzo il container per il cesto e l’involucro della mongolfiera. Ma è un uomo d’avventura. Non si fa intimorire da qualche grossa buca.

Carichiamo tutto e si è pronti a ripartire. L’sperienza sembra finita, ma un imprevisto è pronto a mostrare quanta fratellanza questo sport in volo può generare. Tobias accorre in un campo a fianco a quello dell’atterraggio.

“Do you need help?”, hai bisogno di aiuto grida a un altro pilota.

Sì, ne ha . Ha perso gli occhiali e avrebbe bisogno di qualcuno per sgonfiare e riordinare la sua di mongolfiera.

Certo! Non si può lasciare alcun compagno di avventura da solo, anche quando sei a terra e non più in volo. Anche l’uomo è svizzero come Tobias, ma nei dialoghi tra Stefano, la cronista e i due piloti inizia ad essere usata una strana lingua che oscilla fra il tedesco, l’inglese e l’italiano. È divertente. Ci si sente parte del mondo in pochi metri.

Qualche altro gesto di aiuto e la mongolfiera numero due è impacchettata. Gli occhiali però non sono stati ritrovati. La terra umbra se li è mangiati per avere anche lei un ricordo di quella giornata.

È davvero tempo di tornare al Parco Acquarossa ma non per salutarsi, non ancora. Tra un caffè, un cornetto o una birra, secondo i gusti, appena alle 10;00 del mattino si ritrovano vecchi e nuovi amici provenienti un po’ da tutto il mondo. Tra un “Hi”, un “ciao” ed altri idiomi diventa chiaro che la terra ha forse molte ragioni per dividere gli umani, ma un’esperienza in mongolfiera, con la sua aria buona e i suoi panorami mozzafiato, può riunire in poche ore anche le culture più diverse. Se non è pace questa.

 

Per informazioni sulle modalità di volo e sulla manifestazione contattare  il numero: 370 1610097 – Parco Acquarossa di Gualdo Cattaneo.

Prezzi intorno ai 100 euro a persona. Le tariffe potrebbero variare di anno in anno a seconda delle disponibilità in evento.

sgonfiando la mongolfiera
sgonfiando la mongolfiera - ritorno al Parco Acquarossa