Fin dall’alba dei tempi, l’uomo ha usato la tecnica del graffito per lasciare una traccia di sé. Nel Paleolitico, incideva disegni magici o religiosi sulle pareti delle caverne. Gli Etruschi e i Greci invece usavano il graffito per decorare gli oggetti in bronzo come i vasi o gli specchi. Allo stesso modo si continuò a fare in epoca medievale. Nel periodo rinascimentale invece erano le facciate o i cortili delle dimore ad essere “sgraffiate”, a determinare lo status di una famiglia. Gli esempi ancora esistenti, disegni e incisioni, le notizie tratte dai documenti di archivio e dalle fonti a stampa ci forniscono elementi sufficienti per avere un’idea della grande fortuna che in molti centri italiani ebbe la decorazione esterna a fresco fra Quattro e Cinquecento.

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Le facciate dipinte

È il caso della Spoleto rinascimentale, dove furono i palazzi dalle facciate istoriate a dar mostra proprio prestigio della casata. Le facciate venivano coperte dai muratori con una sorta di colla, composta da una parte di calce fina e due parti di sabbia mischiata a carbone di legno; sulla colla ancora umida veniva poi stesa una mano di 2/3 mm di intonachino di calce e sabbia bianca. A questo punto con l’uso dello spolvero venivano riportati poi dagli artisti i contorni dei disegni preparatori dei bozzetti, e con l’uso di ferri appuntiti veniva asportato l’intonachino, consentendo la lettura dei disegni. Potevano essere usati anche più strati di intonaco di colori differenti per avere un effetto a chiaroscuro.

La città appariva diversa da quella di un uniforme grigio pietra cristallizzatasi soprattutto nel nostro secolo. Le più antiche testimonianze pervenuteci della decorazione esterna sono a Spoleto come altrove le immagini sacre dipinte sulle facciate delle chiese e degli oratori e quelle delle edicole votive. Delle tipologie più antiche delle decorazioni esterne eseguita a fresco basata sull’iterazione di un unico modulo geometrico e vegetale, mutuato dai rivestimenti in pietra restano a Spoleto due esempi: il frammento della casa di via del Palazzo dei Duchi e l’ornata della casa di Piazza del Mercato. 

I limiti di sopravvivenza di questa tecnica appaiono come un apparato provvisorio. in realtà questa tecnica garantiva una buona conservazione, come sosteneva Vasari. Nell’ambito di un gusto allora circolante la decorazione delle facciate nasceva da esigenze diverse. Artisti e decoratori erano chiamati a dare carattere ad un edificio privo di una veste architettonica significante. Nell’esigenza del decoro esterno è sempre presente la volontà di affermare il proprio prestigio economico e sociale.

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Il caso di Palazzo Racani 

Uno dei palazzi più interessanti di Spoleto è palazzo Racani, costruito nei primi anni del ’500. Apparteneva originariamente ai Racani, illustre famiglia spoletina, e, tra il XVII e il XVIII secolo, passò alle famiglie Brancaleoni ed Arroni. È situato alla destra della scalinata d’accesso a Piazza del Duomo ed ha una facciata di colore grigio impreziosita da bellissime decorazioni a graffito, purtroppo molto rovinate, realizzate probabilmente dall’artista locale Giovanni da Spoleto entro il primo quarto del ’500. 

Il palazzo Racani che domina la via dell’Arringo conserva ancora larghi brani della decorazione a graffito che si estendeva a tutta la facciata, ora quasi del tutto perduta. Conteneva allusioni specifiche alla famiglia ma attraverso figurazioni delle Virtù ed episodi tratti dalla mitologia e dalla storia romana semplicemente celebrare quelle qualità morali cui la famiglia aspirava. In corrispondenza del piano terreno fregio con putti e scene storiche e mitologiche: la Storia di Psiche, scena non identificata con quattro personaggi di cui uno seduto in trono, Ercole che uccide il leone Nemeo, Sansone prigioniero, Apollo e Dafne, suicidio di Lucrezia, Fetonte e Elio addormentato, la Continenza di Scipione. Il fregio continuava con altre cinque scene accompagnate da putti, oggi completamente perdute, e il cui soggetto non può essere ricostruito sulla base di quello che si riesce a leggere in una fotografia eseguita verso il principio del secolo. Il palazzo, che conserva all’interno il cortile con un bellissimo ninfeo, appartiene oggi all’Università degli Studi di Perugia e rappresenta una delle migliori testimonianze dell’arte rinascimentale a Spoleto.

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